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goletta verde 250x166Foci dei fiumi e canali inquinati a causa di scarichi non depurati adeguatamente da impianti di trattamento attivi.

Questa la situazione fotografata delle acque regionali della Puglia dal monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente, che, dopo aver sostato a Trani, hanno rilevato 13 punti critici sui 20 esaminati nel tacco dello stivale.

Ad illustrare i dettagli della istantanea scattata dai tecnici di Legambiente sul livello di inquinamento  microbiologico delle acque regionali, questa mattina a Bari, presso la sede di Legambiente Puglia, erano presenti Stefano Ciafani, Vice presidente di Legambiente, Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia, Fabiano Amati, Assessore ai Lavori pubblici e Protezione civile della Regione Puglia e Massimo Blonda, Direttore Scientifico ARPA Puglia.

Dieci campioni sono risultati "fortemente inquinati", tre i punti "inquinati". A partire dal capoluogo regionale Bari, dove, come punto inquinato si riconferma per l'ennesima volta anche quest'anno, "Pane e Pomodoro", sul lungomare A. Perotti. Valori batteriologici superiori ai limiti di legge sono stati riscontrati, ad esempio, anche in cinque punti campionati nella provincia di Taranto. Nel comune di Castellaneta Marina, in località Romanazzi, presso la foce del fiume Lato, sita all'interno della Riserva Statale Stornara, il prelievo compiuto dai tecnici di Goletta Verde decreta che le acque sono fortemente inquinate.

"Anche in Puglia non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci e da scarichi fognari non a norma - dichiara Stefano Ciafani, Vicepresidente di Legambiente -. Il nostro monitoraggio conferma quanto già emerso dai dati dell'Istat secondo cui la Puglia con il 60% è la quartultima regione d'Italia per percentuale di popolazione servita da un efficiente servizio di depurazione. Si tratta di un dato inferiore alla già modesta media nazionale del 76% ed addirittura più basso del 66% su cui si attestano le altre regioni del Sud e le Isole".

Dei 109 comuni italiani oggetto della recente condanna da parte della Corte di Giustizia Europea , infatti, ben 6 ricadono in Puglia /Casamassima (Ba); San Vito dei Normanni, nel brindisino; Casarano, Porto Cesareo, Supersano e Taviano in provincia di Lecce), con gravi carenze del sistema di depurazione che non solo danneggiano ambiente e salute, ma impongono al nostro Paese e alle tasche di tutti noi cittadini il pagamento di multe salatissime con soldi pubblici che vorremmo invece vedere investiti in cantieri per il trattamento dei reflui fognari.

"E' prioritario intervenire in maniera finalmente efficace anche nell'interesse del settore turistico - conclude Ciafani - perché tutelare l'ambiente e la qualità del mare è condizione indispensabile a uno sviluppo sostenibile di quest'attività cruciale per l'economia pugliese".

Roberta Ragni

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