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 rio20Si è aperta la Conferenza Rio+20 . Proprio come venti anni fa a Rio de Janeiro la comunità internazionale si è riunita per discutere di Green economy, sviluppo sostenibile, eliminazione della povertà e, soprattutto, di come migliorare il quadro istituzionale per promuovere sostenibilità ambientale, equità sociale e benessere economico.

Nonostante le deludenti aspettative e le importanti assenze,  è stata approvata la dichiarazione "The future we want", "Il futuro che vogliamo", che punta a un accordo internazionale sulla "green economy".

Fondamentale la mediazione italiana, come spiega il ministro dell'ambiente Corrado Clini, che era presente anche alla prima conferenza mondiale di Rio del 1992 su "Ambiente e Sviluppo". "Sono riuscito a sbloccare l'impasse tra Europa e Brasile che stava paralizzando il negoziato. Ora si riparte", ha scritto Clini su twitter parlando del documento.

L'intesa raggiunta tra le 193 delegazioni presenti ha dato vita a un testo, che dovrà essere approvato dai leader mondiali, chiede un'azione urgente sulla produzione e il consumo, ma non fissa regole, né delinea quali strumenti adottare, anche se ribadisce l'impegno degli Stati a eliminare le sovvenzioni ai combustibili fossili. Il Pianeta procede su una rotta insostenibile, inclusa l'Europa.

Insomma, si tratta di una misura insufficiente, che lascia irrisolti molti degli obiettivi concordati a livello internazionale. Per questo si dicono davvero delusi i partecipanti alla Cupola dei Popoli, così è chiamato il controsummit, di concerto alle principali associazioni ambientaliste.

"Nessuna garanzia relativa agli aiuti per i paesi in via di sviluppo; nessun riferimento preciso ai target di sviluppo sostenibile e solo un generico accenno all'eliminazione dei sussidi per le fonti fossili: il nuovo testo della presidenza brasiliana è decisamente debole", ha commentato il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza.

Greenpeace Italia, invece, punta l'attenzione sull'Ocean Rescue Plan for the High Seas: "i ladri colpiscono spesso al buio, di notte. E questa notte, un gruppo di ladri - USA, Russia, Canada e Venezuela - ha rubato  l'ultima speranza per un accordo mondiale per la protezione delle acque internazionali", scrive Alessandro Giannì  .  

Il piano "era l'ultima cosa seria sul tavolo del vertice Rio+20, gettate a mare le ambizioni sulla Green Economy, sulla governance delle questioni ambientali, sull'accesso al cibo, i lavori dignitosi e troppo altro", conclude il direttore delle campagne di Greenpeace.

Il WWF, invece, fa la lista "dei buoni (potenziali) e dei cattivi" e ricorda le principali voci della scienza che solo negli ultimi mesi hanno dato l'allarme sullo stato di salute del pianeta esortando i decisori politici ad agire subito senza perdere altro tempo. 

"Il pianeta non ha più tempo da perdere, ma nonostante questo i negoziatori rispondono con parole deboli che non si avvicinano nemmeno all'impegno necessario per garantire alle persone di tutto il mondo accesso ad acqua pulita, cibo ed energia – ha detto in una nota Mariagrazia Midulla, responsabile policy clima ed Energia WWF Italia, che è a Rio per seguire i negoziati. 

I buoni. La lista dei "potenziali buoni" si apre con il Brasile, che in qualità di paese ospitante può guidare la conferenza verso un risultato positivo e fare pressione sul G20 per portare i colloqui tra i capi di Stato presenti in Messico a un più alto livello politico. Segue l'Unione Europea, che è stata storicamente leader su una serie di questioni ambientali: può dare l'esempio rompendo lo stallo politico dei negoziati, ma deve essere coraggiosa sulle nuove fonti di finanziamento, l'eliminazione dei sussidi perversi e nel far capire il legame tra lotta alla povertà, tutela ambientale e sviluppo sostenibile. Il Messico è parte della nuova leadership globale tra le economie emergenti e può agire da mediatore per la necessità di una nuova green economy che vada oltre il PIL e comprenda misure di sviluppo sostenibile. Mentre alcuni Paesi Africani stanno facendo progressi sui nuovi indicatori per misurare la salute dell'economia e sulla "Zero Net Deforestation" per la tutela delle foreste, ma devono a più presto riconoscere i ruolo della natura nella lotta contro la povertà.

I cattivi. Tra i 'cattivi' che stanno bloccando il processo negoziale, spiccano i Paesi dell'OPEC, dall'America Latina al Medio Oriente, e in particolare Arabia Saudita, Venezuela, Equador e Qatar, che stanno bloccando l'accordo sull'eliminazione di sussidi perversi ai combustibili 'sporchi', che a livello globale valgono almeno 750 miliardi di dollari e di cui solo una piccola percentuale va a beneficio delle popolazioni più povere del pianeta. I governi dovrebbero invece indirizzare questi soldi verso una giusta transizione all'energia rinnovabile e ad alleviare la povertà. Il Canada, infine, si rifiuta di riconoscere qualunque differenza di responsabilità tra paesi sviluppati e in via di sviluppo, sta bloccando qualunque tipo di nuovo finanziamento e in generale sembra non volere fare alcuna concessione al negoziato. Il Canada sembra del tutto disinteressato a misure per salvaguardare l'ambiente

I principi da seguire. Secondo il WWF la Conferenza di Rio+20 sullo Sviluppo sostenibile presenta ai leader del pianeta un'opportunità straordinaria per arrivare a una nuova visione, condivisa a livello internazionale, che accolga l'equità sociale e la sostenibilità economica e ambientale nel nostro modello di sviluppo. Per questo esorta le parti a cogliere questa occasione attraverso i seguenti principi fondamentali:

·   Definire un forte mandato politico e un processo inclusivo per sviluppare gli obiettivi di sviluppo sostenibile al 2030 in continuità con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e aree chiave come cibo, acqua, energia, lavoro dignitoso e protezione sociale.

·  Sviluppare indicatori nazionali chiari e comparabili a livello internazionale per misurare le performance ambientali.

· Riconoscere il valore della ricchezza naturale integrando i costi sociali e ambientali nelle politiche.

·  Lanciare una strategia sullo sviluppo sostenibile, mirata a ridurre la disoccupazione, eliminare il lavoro precario e creare posti di lavoro verdi e dignitosi.

· Lanciare un programma globale di protezione sociale che consideri i tre pilastri dello sviluppo sostenibile e miri ad avere diffusione globale entro il 2030.

· Lanciare il più presto possibili negoziati per implementare l'accordo sulla Convenzione ONU sulle Leggi del Mare per affrontare l'utilizzo sostenibile della biodiversità marina in aree esterne alla giurisdizione nazionale.

·  Mezzi per implementare gli impegni citati secondo responsabilità comuni ma differenziate.

Per leggere il testo dell'accordo "The future we want" clicca qui.

Roberta Ragni

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