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DigitalUsare le nuove tecnologie digitali per incrementare la sostenibilità urbana. 

 E' questa la sfida intrapresa dalle 28 città europee che hanno deciso di aderire all'iniziativa Green Digital Charter, lanciata nel 2009 dalla commissione Europea. L'Italia è rappresentata da tre città: Bologna, Genova e da poco anche Venezia, che ha aderito lo scorso 5 maggio.

Lo scopo principale della Carta è quello di impegnare le città a una riduzione della propria carbon footprint attraverso un utilizzo mirato delle ICT.

Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, dunque, rappresentano il cuore di questo progetto. Da un lato, sono lo strumento concreto attraverso il quale raggiungere una maggiore efficienza energetica degli edifici e dei trasporti (ma non solo).

Dall'altro, nell'arco del progetto le ICT dovranno essere riviste in chiave green, a partire dall'utilizzo di portali e server a basso consumo energetico. Infine, rappresentano anche l'elemento fondamentale per la condivisione e il confronto fra le città appartenenti all'accordo.

Ma quali sono nel concreto gli adempimenti previsti dal Green Digital Charter?

Ciascuna città dovrà mettere in pratica 5 progetti pilota entro i 5 anni dalla firma e raggiungere una diminuzione del 30% dell'impronta di carbonio nell'arco di 10 anni.

L'obiettivo generale è quello di rendere le città delle vere e proprie piattaforme di innovazione attraverso la creazione di nuovi servizi e infrastrutture digitali che consentano lo sviluppo di attività a bassa emissione di CO2 e il raggiungimento della massima efficienza energetica. Il buon esempio del settore pubblico dovrà svolgere poi da volano per veicolare queste pratiche anche nel settore privato.
Per raggiungere questo traguardo occorre però una forte azione di sensibilizzazione e informazione. In questo avranno un ruolo centrale nuove applicazioni ditigali volte a migliorare la misura, la trasparenza e la visibilità dei consumi energetici, con il coinvolgimento di cittadini, fornitori di servizi, organizzazioni del settore pubblico e imprese private.

Il progetto ha come capofila la città di Manchester, che già da alcuni anni ha legato il proprio sviluppo a una dettagliata agenda digitale.

La strategia della città britannica consiste nel seguire un ben strutturato digital masterplan, che viene utilizzato per guidare gli investimenti futuri e creare una nuova rete di servizi che benefici sia i cittadini che le imprese. Uno degli elementi decisivi, per Manchester, sarà quello di dotare la città di una connessione ad alta velocità aperta a tutti, che nell'ottica dell'amministrazione servirà a creare nuove opportunità di impiego e telelavoro.

La sfida dell'innovazione in chiave green è ambiziosa e lo sarà ancora di più per le città italiane, visto che la diffusione della banda larga e della connettività è inferiore alla media europea.

Ma proprio per superare ostacoli e trovare ispirazione dalle esperienze delle altre città al Green Digital Charter è anche collegato il progetto Nice: Networking Intelligent Cities for Energy Efficiency.

Il primo training di Nice si terrà a Belfast il prossimo 19 giugno e si porrà come obiettivo quello di aiutare le città coinvolte a misurare l'impronta di carbonio delle proprie ICT e a scambiare strategie vincenti per raggiungere la riduzione del 30% entro i tempi prefissati.

Doris Zaccaria

 

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