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growtheplanet_250x166Si chiama Grow the Planet, ma il nome inglese cela il lavoro di una start up tutta italiana che si è distinta al TechCrunch Disrupt di San Francisco lanciando il suo social network dedicato ai coltivatori del futuro, che appunto seguono il proprio campo e la crescita delle loro piante davanti allo schermo di un pc. Ecco, dunque, un nuovo esempio di come il green riesce a fondersi perfettamente con il 2.0.

Non occorre essere  già esperti o avere il pollice verde per iscriversi a questo nuovo social network, attualmente in fase beta. Occorre registrarsi, costruire il proprio profilo su www.growtheplanet.com e poi si può iniziare a coltivare. A fornire l'aiuto necessario a scegliere come comportarsi con le proprie piante ci pensa lo stesso social network, che affianca l'utente, dalla semina al raccolto, con utili consigli su meteo, caratteristiche delle specie vegetali, tempi di raccolta e simili.

Proprio per questo, sebbene molti paragonino il meccanismo di Grow the Planet a quello di Farmville, celebre applicazione presente su Facebook, la differenza si percepisce immediatamente: non si tratta di un gioco, né soltanto di una community, ma di un vero social network dalle finalità educative. La conferma arriva direttamente dalle parole del fondatore, Leonard Piras: “Ci piacerebbe che tutti capissero come è facile e divertente far crescere un orto, mangiare del cibo più salutare e migliorare l'ambiente che ci circonda". Un ruolo fondamentale è quello rivestito dalle comunità locali, composte da tutti quegli utenti che posizionano i propri giardini ad una distanza massima di 10-20 miglia l'uno dall'altro. Attraverso la geolocalizzazione è possibile cercare amici, clienti, scambiare, vendere e acquistare i prodotti della terra su filiere a km zero, proprio come vogliono i manuali del vivere sostenibile.

Purtroppo, Grow the Planet non ha vinto il primo premio al TechCrunch Disrupt, né i 50 mila dollari che avrebbero permesso di sviluppare ancora di più la creazione italiana, ma resta tra i 10 finalisti che avranno gli occhi delle grandi società della Silicon Valley puntati addosso nei prossimi mesi.

E chissà che gli utenti di questo social network green non finiscano per diventare contadini modello anche nella realtà, o almeno consumatori più consapevoli, amanti del biologico e saggi acquirenti in filiere a km zero.

Anna Tita Gallo

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