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foto 2 1È il primo sistema di depurazione delle acque reflue che utilizza tappi di plastica riciclati. Realizzato la start-up trentina Eco-Sistemi, è stato installato nel birrificio Hordeum di Novara, di recente inaugurazione.

Per depurare i 5,5 metri cubi di refluo che ogni giorno Hordeum produce nel preparare le sue birre artigianali – e il cui carico inquinante è assimilabile a quello di una piccola comunità di 300 abitanti - si è realizzata una macchina di pochi metri che rimuove la sostanza organica degli scarti contenente sia carbonio sia azoto, i principali elementi inquinanti delle falde acquifere, utilizzando dei banalissimi tappi di plastica.

Questa idea originale ed economica è venuta al chimico Sergio Modenese, che insieme alla squadra di Eco-Sistemi, startup incubata al Progetto Manifattura di Rovereto e composta oltre che dall'ideatore dai due biologi Dario Savini e Anna Occhipinti, dall'impiantista Aniello Esposito e dagli ingegneri Antonio Esposito e Alice Durazzi, realizza il depuratore RCBR, acronimo di "Rotating Cell Biofilm Reactor".

"Invece di costosi dispositivi prestampati ove possa vivere e crescere lo spesso film di colonie batteriche responsabili della depurazione, ovvero di organismi che si mangiano "lo sporco", abbiamo impiegato banali tappi di plastica riciclati che, per forma e materiale, sono perfetti come "case" – carrier in termini tecnici – per i batteri. Poi intorno ci abbiamo adattato un contenitore efficiente per massimizzare la resa", spiega Dario Savini, amministratore delegato di Eco-Sistemi.

I tappi, contenuti in un cestello, ruotano all'interno di una vasca semi-immersa nell'acqua di scarto. Il film – cioè la pellicola – di batteri che si viene a creare intorno al tappo di plastica rimuove mediante processo chimico le sostanze nocive dei reflui.

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Un sistema questo dai consumi limitatissimi: il consumo reale misurato durante il funzionamento è infatti di 1,2-1,5 kW/ora, equivalente a circa un decimo dei consumi di un impianto tradizionale.

"In altre tecnologie che svolgono lo stesso lavoro i consumi sono generalmente superiori a 10kW complessivi - continua l'ad-. Noi limitiamo i costi con due moduli che vengono azionati da un solo motore elettrico e con l'uso dei tappi, dato che il biofilm batterico ottiene ossigeno per svolgere il proprio lavoro dalla rotazione del sistema in atmosfera e non mediante compressori dedicati".

Senza parlare dell'effetto benefico che l'utilizzo dei tappi ha sul mondo del sociale:

"i tappi da noi utilizzati sono raccolti dalle tante onlus che organizzano campagne di raccolta e riciclo, come Trentinosolidale Onlus che ha un magazzino raccolta tappi a Rovereto e la Onlus di Enzo Gambardella, di Milano. Noi li acquisiamo elargendo donazioni che aiutano persone disagiate ed anziani, aiutando l'ambiente e il mondo sociale".

Per il sistema del birrificio sono stati impiegati 430 kg di tappi, il cui costo è andato utilizzato per opere benefiche in Trentino. E l'impresa ha già una decina di altri ordini potenziali.

Infine, anche l'impatto sul territorio è limitato. Mentre i depuratori regolari possono misurare anche 20-25 metri quadrati, il sistema RCBR misura 3,30 metri di lunghezza e 1,30 in larghezza. Oltre a costare di meno: l'impianto è stato messo sul mercato a poco più di 20mila euro, circa la metà di un impianto tradizionale.

"Molte imprese alimentari e zootecniche producono quantità di reflui importanti, che richiedono impianti in larga scala, spesso difficili da installare per le grandi dimensioni e che hanno un impatto rilevante - conclude Savini-. Con questo tipo di impianto birrifici, ma anche allevamenti, aziende del comparto alimentare e piccoli aggregati urbani possono avere un impianto ecologico, a basso consumo e a basso ingombro. Questa è la dimostrazione di come spesso non serva l'hi-tech per fare innovazione verde: è sufficiente analizzare in maniera integrata il problema e valutare tecnologie esistenti. Un tocco di ingegneria e il gioco è fatto".

Foto e testo di Maurizio Bongioanni

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