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falso bio reportBio o non bio? Questo è il problema. Il servizio di Report di domenica 14 dicembre 2014 ha messo in forte dubbio l’esistenza del vero biologico nel nostro Paese, con particolare riferimento al riso e alle aziende che si occupano in parte di coltivazione convenzionale e in parte di biologico.

Il biologico è in forte crescita in Italia. È tra i pochi settori che viaggiano in positivo nonostante la crisi. Ecco allora in arrivo i tentativi di screditare l’operato di chi si impegna, accettando di essere sottoposto a numerosi controlli e pagando fior di quattrini per ottenere le certificazioni richieste dal Ministero, a riscoprire un’agricoltura più rispettosa dell’ambiente e della salute.

L’agricoltura biologica è una riscoperta delle tradizioni del passato, a partire dalla rotazione delle colture, per ottenere buoni raccolti riducendo l’impatto ambientale delle coltivazioni. Una riscoperta, appunto. Non una “trovata” e una “novità” per arricchirsi, come invece pare emergere dalla puntata di Report in questione.

Ammettiamo che anche nel biologico possano purtroppo essere presenti delle frodi e degli operatori disonesti. Ma la disonestà esiste in qualsiasi settore, fino a prova contraria. E le frodi nel biologico, come testimonia la cronaca degli ultimi mesi, vengono sventate in breve tempo, proprio grazie ai numerosi controlli a cui i produttori bio vengono sottoposti.

Nel servizio di Report si denota una scarsa attenzione per le conseguenze ambientali dell’agricoltura convenzionale e per l’impatto positivo dell’agricoltura biologica sull’ambiente, grazie alla rinuncia all’impiego di sostanze inquinanti. Il vero biologico è rispettoso del Pianeta e dei consumatori ed è certificato in modo rigoroso. Chi si impegna a non inquinare deve seguire regole precise, che non riguardano chi inquina per definizione, cioè l’agricoltura convenzionale e industriale.

In Italia ogni azienda bio riceve un controllo circa ogni 9 mesi (nel 2013 il rapporto visite effettuate sul numero totale di aziende è stato pari a 1,35 – elaborazione Federbio). La coltivazione biologica del riso è sicuramente molto impegnativa e richiede un lavoro più accurato anche per la presenza di aziende che non sono interamente convertite al bio – come comunica Federbio.

Sulla base delle elaborazioni di Federbio sui dati degli ultimi 5 anni (2010 – 2014) messi a disposizione dagli organismi di certificazione queste aziende sono state controllate in media 2,15 volte, valore quasi doppio rispetto alla media italiana delle aziende biologiche. Se è vero che le aziende risicole risultano mediamente più soggette a infrazioni rispetto alla media totale in Italia (4,74% contro il 3,92%) è altrettanto vero che ogni minima infrazione viene notificata alle Autorità pubbliche, per i loro adempimenti del caso e che alle aziende responsabili vengono comminate le sanzioni del ritiro della certificazione e dell’espulsione.

Inoltre è recentissima la notizia riguardante le rese di poco inferiori del biologico rispetto al convenzionale, nella coltivazione di cereali e legumi I dati emergono dalle ultime ricerche degli esperti di Berkeley, secondo cui la capacità dei fertilizzanti di sintesi di aumentare la resa delle coltivazioni è in calo.

I ricercatori hanno scoperto che le rese dell’agricoltura biologica sono inferiori solo di circa il 19,2% rispetto a quelle dell’agricoltura convenzionale, una differenza minore rispetto alle stime precedenti. A loro parere, con le opportune tecniche di coltivazione il divario potrebbe essere ridotto se non annullato. Per non parlare degli studi condotti finora, riguardo il confronto tra i diversi metodi agricoli, che sarebbero spesso stati distorti a favore dell’agricoltura convenzionale.

Dunque per l’agricoltura biologica sarebbe davvero inutile ricorrere a pesticidi e fertilizzanti tipici dell’agricoltura convenzionale con l’obiettivo di aumentare le rese. Anzi, si prospetta una progressiva riscoperta delle antiche tradizioni contadine.

A Report si è parlato anche di “cosmesi biologica” per la quale al momento mancherebbe una “definizione legale”. Ciò non vale per il biologico alimentare, che è ben definito e regolamentato.

Federbio ricorda che, per quanto riguarda la cosmesi biologica, esistono due standard privati internazionali, NaTrue, (www.natrue.org), e CosmOS (www.cosmos-standard.org) che, nella citata assenza di un quadro normativo europeo, garantiscono l’assoluta conformità a standard collettivi precisi e riconosciuti a livello internazionale (diverso, ovviamente, è il caso di riferimenti a pretese caratteristiche “naturali” o addirittura “biologiche” senza il rifermento in etichetta al controllo di organismi qualificati).

“Non comprendiamo quindi per quale motivo i due argomenti siano stati accostati nella medesima trasmissione, con il rischio di dare allo spettatore un messaggio confuso e fuorviante anche se apprezziamo che anche la trasmissione Report si sia fatta parte attiva nel sollecitare l’adozione di una normativa almeno nazionale sulla cosmesi “biologica” e naturale”. – ha sottolineato Federbio.

Non si può sintetizzare la complessità del biologico in un solo servizio, così come non lo si può fare in poche righe. Ma dato che si tratta di una delle poche realtà in espansione nel nostro Paese – e di una delle più controllate – perché porlo sotto attacco in modo superficiale e poco approfondito, con il rischio di generare confusione tra i consumatori?

Sui social si accende il dibattito, che si divide tra sostenitori, perplessi e detrattori.

Guarda qui il servizio di Report sul biologico del 14 novembre 2014.

Marta Albè

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