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agricolturabioAgricoltura biologica, l'Europa potrebbe frenare la diffusione. L'offerta di questi generi alimentari ottenuti in modo sostenibile insieme ad alcuni alimenti di origine animale, non riesce a tenere il passo della domanda. E un nuovo emendamento UE potrebbe allargare ulteriormente il divario.

Per diversi anni, il mercato dei prodotti alimentari biologici è stato in espansione. L'Europa ha visto quadruplicare i numeri del mercato in termini di dimensioni negli ultimi dieci anni.

Circa il 5,5% dei terreni agricoli totali è utilizzato per la coltivazione biologica. Ma negli ultimi anni, l'offerta di prodotti biologici non è stata in grado di soddisfare la domanda crescente perché l'agricoltura biologica è associata ad un costo maggiore rispetto alle tecniche agricole tradizionali e allo stesso tempo vi sono rese inferiori e si è soggetti a maggiori fluttuazioni.

E questi paradossi potrebbero diventare più gravi con una tendenza al ribasso a causa di norme Ue più severe. Poco dopo l'insediamento della Commissione Juncker a Bruxelles, il ministro dell'Agricoltura in arrivo Phil Hogan aveva annunciato la sua intenzione di rielaborare il regolamento dell'UE in materia di agricoltura biologica.

A marzo 2014, la Commissione europea ha adottato delle proposte legislative per un nuovo regolamento che dovrebbe entrare in vigore nel 2017. Esso contiene norme più severe per la produzione e l'importazione di prodotti biologici. Di conseguenza, è probabile rendere più difficile agli agricoltori convenzionali il passaggio alle pratiche biologiche e potrebbe anche far sì che alcuni di essi possano tornare all'agricoltura convenzionale.

Di recente, uno studio condotto dall'Università di Utrecht ha rivelato che il rischio di ILUC può essere mitigato se saranno messe in atto le giuste pratiche, in particolare quando i biocarburanti sono prodotti con le colture col risultato di aumentare i raccolti agricoli e di non incentivare la deforestazione. È stato così dimostrato che i carburanti ecologici e l'agricoltura bio non sono in concorrenza e possono coesistere.

Più ricerca invece di una regolamentazione più severa. È questo il suggerimento della Germania che fin dall'inizio non ha nascosto il proprio disappunto per le nuove linee guida. A ottobre dello scorso anno, il Bundestag aveva espresso netta opposizione ad una revisione completa del regolamento UE.

Ma l'ultima parola non è ancora stata detta visto che il Consiglio dei ministri dell'Unione europea e il Parlamento devono ancora deliberare sulla nuova legislazione.

Francesca Mancuso

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