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cibobioDurante il Sana 2016, il salone del biologico, abbiamo fatto il punto della situazione sulle certificazioni vegane con Fabrizio Piva - CCPB. E sfatiamo un mito: le multinazionali non sono il male assoluto, anzi, grazie al bio aumentano il livello di etica interno.

Secondo Piva lo stato di salute del settore non è ancora ottimale, ma siamo a buon punto: “La certificazione è un servizio abbastanza recente e non tutti i prodotti sono certificati da un ente terzo in grado di valutare se siano stati rispettati criteri e disciplinari di produzione. Quindi lo stato di salute non è ancora al 100%, ma si tratta di un settore giovane che deve fare passi avanti. Come CCPB abbiamo un disciplinare/standard che disciplina sia le caratteristiche del prodotto che il processo produttivo”.

Abbiamo chiesto a Piva anche se abbia riscontrato casi eclatanti di frodi. Da questo punto di vista la situazione è positiva e, nonostante qualche criticità, “siamo ben al di sotto di quanto riscontriamo in altri settori. Dobbiamo migliorare tutti, non solo come organismi di certificazione, ma come sistema di produzione per enucleare le realtà che sporcano il settore”, dichiara ai microfoni di greenBiz.it.

Cosa accade quando una multinazionale acquisisce un marchio bio? “Molte multinazionali si sono avvicinate al biologico e cercano di adottare questo metodo di produzione alimentare che consente loro di inserirsi in un settore promettente in termini di crescita della domanda. Non ho visto un abbandono del bio da parte di imprese grandi, anzi, accade il contrario”.

Ma è possibile immaginare un connubio biologico-multinazionali? Secondo Piva assolutamente sì: “Abbiamo aziende che lavorano in più Paesi, che adottano percorsi di natura etica con certificazioni e molte di queste si sono impegnate nel biologico. Anzi, il biologico ha contribuito ad aumentare l’etica in aziende che spesso vengono dipinte come luoghi dove l’etica spesso difetta”.