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falso bio pesaro truffaFrodi nel biologico. Continuano purtroppo le truffe nel settore. Dietro di esse si nasconde una vera e propria associazione a delinquere, il cui operato è stato appena sventato dall’Ispettorato Repressione Frodi e dalla Guardia di Finanza di Pesaro, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato.

L’operazione Vertical Bio ha condotto all’arresto di 9 persone e al sequestro preventivo dei riconducibili ai 20 indagati per un totale di circa 35 milioni di euro, corrispondenti al profitto illecito derivante dall’attività fraudolenta. Il sequestro ha interessato beni mobili, immobili, partecipazioni societarie e conti corrente.

L'accusa è di frode nell’esercizio del commercio, aggravata dall’aver agito ai danni di una produzione di qualità regolamentata. Le indagini sono proseguite per circa due anni e hanno portato alla scoperta della commercializzazione di prodotti dichiarati come biologici, che in realtà, in alcuni casi, contenevano Ogm o risultavano contaminati con sostanze chimiche vietate in agricoltura biologica, come il glifosate.

La truffa sarebbe partita dall’Italia. Alcune società presenti nel nostro Paese si sarebbero occupate di gestire e controllare la produzione e la coltivazione nei Paesi esteri dei prodotti da mettere in vendita, oltre che di ottenere dagli organismi di controllo la necessaria certificazione biologica.

India, Ucraina e Moldavia sarebbero tra i Paesi di importazione di granaglie destinate sia all’alimentazione umana che agli allevamenti, compresi grano tenero, mais, lino e soia. I prodotti venivano certificati falsamente come bio e venivano rivenduti all’interno dell’Unione Europea, ad aziende che non erano a conoscenza della truffa.

Le irregolarità sono state smascherate grazie ad intercettazioni telefoniche, analisi chimico fisiche e ricostruzioni documentali. A gestire la truffa e la commercializzazione dei prodotti era un ultrasettantenne emiliano, soprannominato “Maestro Joda”. L'attività di polizia giudiziaria è stata coordinata da Silvia Cecchi, Sostituto Procuratore della Repubblica di Pesaro.

"Ora più che mai bisogna mantenere alta l'attenzione sul settore e intensificare i controlli, per tutelare i consumatori e le aziende", afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il maxi-blitz.

In Italia la spesa per il bio nel 2013 è aumentata del 7 per cento nella Gdo e del 10 per cento nei negozi specializzati, mettendo a segno così il settimo anno di crescita consecutiva -spiega la Cia-. Oggi il 76 per cento degli italiani dichiara di acquistare prodotti biologici almeno due volte al mese. Alimentando così un business che nello Stivale vale circa 3 miliardi di euro, ma che a livello mondiale ha raggiunto quota 55 miliardi di dollari.

Ma proprio perché si tratta di un mercato in continua espansione -continua la Cia- il segmento del "bio" ha iniziato a fare gola alle mafie e ai "professionisti della truffa agroalimentare", pronti a falsificare carte e certificati pur di accaparrarsene una fetta.

Per questo, oggi bisogna lavorare sulle regole e prevedere politiche "ad hoc" che controllino i mercati. È indispensabile aumentare le ispezioni, inasprire sanzioni e pene, ma soprattutto lavorare sulla trasparenza in tutti i passaggi della filiera. Soprattutto sono necessari più controlli sui prodotti importati dai Paesi terzi non in equivalenza, dove cioè i metodi di produzione biologica e gli organi di controllo non sono ritenuti equivalenti ai nostri.

Marta Albè

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