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lanaOvis21, fattoria in Argentina e fornitore di brand come Stella McCartney e Patagonia, tortura e sevizia le pecore usate per la produzione di lana. Ma loro non ci stanno e bloccano gli ordini.

Tutto è nato da una denuncia della Peta e da un video straziante, seguito da una serie di indagini per verificare le condizioni reali degli ovini nelle fattorie.

Ma perché proprio Ovis21? Alle spalle della scelta del fornitore c’era un proposito molto ambizioso, visto che in teoria si trattava di lana prodotta in maniera etica e l’idea era quella di preservare fattorie, animali e pascoli.

Poi la decisione drastica di abbandonare il fornitore Ovis21. La McCartney dà anche l’annuncio su Twitter.

L’indagine ha svelato cosa accade in un allevamento, uno solo ma che per la McCartney è già troppo, come ha spiegato su Instagram, forse anche sperando che il tam-tam della Rete la scagioni in fretta e mostri la sua totale inconsapevolezza.

Stessa scelta per Patagonia, che peraltro riporta sul suo sito l’impegno a ridurre l’impatto socio-ambientale, a garantire condizioni di lavoro ottimali nelle fabbriche dove realizza i propri prodotti e così via. Il comunicato dell’azienda non ha mezzi termini e ricorda come finora la partnership con Ovis21 sia stata motivo di orgoglio, anche per il trattamento riservato agli animali, il che rende la decisione di interrompere gli accordi molto sofferta.

La crudeltà racchiusa nel video è troppo per aziende e manager simbolo di una moda che vuole essere diversa, etica, sostenibile. E anche il consumatore si mostra sempre più attento alla provenienza dei materiali con cui gli abiti vengono prodotti. Eccezioni a parte, vedi Moncler.

Anna Tita Gallo

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