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fracking shale gas USPochi giorni dopo aver rivelato il piano della sua Amministrazione per combattere le emissioni inquinanti, il Presidente americano Obama ha confermato la volontà di proseguire nella lotta ai cambiamenti climatici limitando il più possibile l'estrazione e l'uso delle fonti fossili.

Nello stesso tempo, tuttavia, Obama ha ribadito l'utilità dello shale gas o gas da argillecome sostituto del carbone, andando a toccare un tema particolarmente delicato e controverso.

In un'intervista televisiva andata in onda lunedì scorso (anche se registrata alcuni giorni prima della pubblicazione del Clean Power Plan), Obama ha affermato con forza la necessità di agire sul fronte dei cambiamenti climatici per prevenire eventi climatici estremi e potenzialmente disastrosi e scongiurare, nello stesso tempo, l'insorgere di conflitti ed emergenze umanitarie nelle aree più povere e depresse del mondo.

"Agire" significa, in particolare, cercare alternative sostenibili alle fonti fossili, in modo da non dover ricorrere all'estrazione delle riserve fossili del Pianeta: queste ultime dovrebbero restare lì dove sono, custodite al di sotto della crosta terrestre. Per questo, è necessario sostenere le rinnovabili e innescare una transizione verso un'economia pulita, nella consapevolezza che il processo sarà lento e graduale.

"Non si può premere un interruttore e smettere, di punto in bianco, di utilizzare i combustibili fossili." – ha dichiarato il Presidente – "Tuttavia, possiamo utilizzare questo tempo in modo saggio, diminuendo mano a mano l'uso delle fonti fossili e sostituendole con fonti pulite, che non producano emissioni nocive."

Obama ha anche aggiunto che chi inquina di più dovrebbe pagarne il prezzo, anche se è improbabile che un Congresso a maggioranza repubblicana possa far passare norme che vadano in questo senso. Quindi il Presidente ha difeso la scelta, particolarmente criticata dagli ambientalisti, di supportare l'estrazione di gas da argille e il fracking come valida alternativa alle fonti fossili tradizionali.

"Una delle cose più difficili da fare in politica è convincere una democrazia a compiere, oggi, delle scelte i cui frutti (così come le conseguenze dell'eventuale inazione) si vedranno solo tra anni e anni." – ha detto in proposito Obama -"Quello che stiamo cercando di fare adesso è trovare nuovi modi per progredire, nella consapevolezza che, nell'immediato, le persone non abbandoneranno le loro vecchie macchine mangia-combustibile, perché non possono permettersi un'auto elettrica."

Tuttavia, la possibilità che l'estrazione e l'esportazione di shale gas contribuisca davvero ridurre le emissioni, favorendo la lotta ai cambiamenti climatici, è oggetto di dibattito ed è piuttosto controversa.

Basti pensare che in un report - Life Cycle Greenhouse Gas Perspective on Exporting Liquefied Natural Gas from the United States - realizzato da un organo istituzionale come lo US Energy Department (che di certo non è una no profit ambientalista mossa da pregiudizi anti-fracking...) si sostiene che la riduzione delle emissioni che si otterrebbe passando dal carbone al gas verrebbe quasi del tutto inficiata dalle perdite di metano e dalle emissioni che si verificano durate i processi di estrazione e di liquefazione del gas.

È come se all'interno dello stesso Governo americano si ammettesse, tra le righe, che sostituire il carbone con il fracking non porterebbe benefici ambientali rilevanti. Il dibattito sullo shale gas rimane comunque aperto, sia in Europa che negli Stati Uniti, e coinvolge politici, scienziati, opinione pubblica e lobbisti. Il rischio ventilato da molti studiosi e ambientalisti è che si finisca per passare dalla schiavitù del carbone a quella del gas, senza che ciò determini una autentica riduzione delle emissioni nocive o abbia ricadute positivi nella lotta ai cambiamenti climatici.

Lisa Vagnozzi

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