Menu

fotovoltaico eolicoIl fotovoltaico e l'eolico, oltre a far bene all'ambiente e a ridurre la produzione di emissioni inquinanti, potrebbero avere effetti distensivi anche sulle “guerre” per l'acqua. Un bene prezioso ma sempre meno disponibile, che deve fare i conti con le richieste del settore agroalimentare e di quello energetico. Ma la soluzione starebbe ancora una volta fornita dall'energia elettrica prodotta grazie al sole e al vento.

Secondo un'analisi resa nota da Cna Solutions, le opzioni di costo-efficacia che le centrali possono utilizzare per ridurre il consumo di acqua possono aiutare gli impianti a ridurre le emissioni di CO2. Ma non solo. Lo studio, basato su due differenti ricerche, ha esplorato i legami tra la produzione di energia elettrica e l'uso dell'acqua, cercando di ipotizzare le soluzioni per migliorare l'affidabilità della produzione di energia.

La prima soluzione che la ricerca suggerisce si basa sull'efficienza energetica nel settore del fotovoltaico. Lo studio, dal titolo “Capturing Synergies Between Water Conservation and Carbon Dioxide Emissions in the Power Sector” si concentra soprattutto sulle strategie basata su analisi di uso dell'acqua ed emissioni di CO2 in quattro casi di studio, affrontati poi nel dettaglio descritte nella seconda relazione.

Abbiamo usato un modello per sviluppare una serie di scenari per quattro casi di studio in Cina, India, Francia e nello stato del Texas negli Stati Uniti. Abbiamo scoperto che esistono già le opzioni convenienti che possono ridurre l'uso dell'acqua e i rischi per il settore energetico, oltre alle emissioni di inquinanti convenzionali e di gas a effetto serra per la produzione di energia elettrica,” spiegano gli analisti.

Il rapporto ha utilizzato i dati della US Energy Information Administration (EIA) e del National Renewable Energy Laboratory (NREL), scegliendo Cina, India, Francia e Texas perché qui si devono già affrontare delle sfide per la produzione di energia e la scarsità di acqua.

La Cina ha una forte domanda di acqua per l'agricoltura (seconda solo a quella degli Stati Uniti), e si basa molto sul carbone che richiede quantità non indifferenti del prezioso liquido per il raffreddamento. L'India, dal canto suo, utilizza 1,3 miliardi di metri cubi di acqua all'anno, ma secondo le previsioni tale cifra potrebbe arrivare a 7 miliardi entro il 2040. La soluzione in entrambi i casi potrebbe essere fornita dal fotovoltaico, poco costoso in India e al tempo stesso efficace a ridurre i conflitti basati sulle richieste d'acqua. Una guerra tra “poveri” che potrebbe essere evitata.

Risparmiare al massimo l'acqua può diventare uno dei vantaggi chiave del fotovoltaico, secondo Paul Faeth, direttore del Cna. Ma dove nascono i conflitti? In questo caso, a scontrarsi sono varie fonti rinnovabili che necessitano in varia misura dell'acqua per produrre energia elettrica o termica o ancora il settore agricolo e quello energetico. Il secondo studio, “A Clash of Competing Necessities: Water Adequacy and Electric Reliability in China, India, France, and Texas”, ha messo a confronto una serie di scenari basati sull'acqua utilizzata per il raffreddamento termico. Il modello è stato applicato a ciascuno dei quattro casi di studio.

La produzione di energia termica è fortemente dipendente dal consumo di acqua, al punto che gli impianti devono essere spenti o completamente chiusi in caso di siccità e di forti ondate di calore. La relazione ha rilevato che per l'acqua usata per processi quali il raffreddamento termico o la cattura e sequestro del carbonio (CSS), occorrono 4,3 metri cubi di acqua per ogni MWh. Al secondo posto di questa classifica dei maggiori utilizzatori d'acqua si pone il nucleare con 4,2 metri cubi, seguito dal gas naturale che ne richiede un metro cubo, dall'eolico che non ne richiede e dal fotovoltaico che utilizza appena 0,1 metri cubi per MWh per il lavaggio annuale dei pannelli ma nulla per la produzione di energia.

Attualmente, lamentano gli analisti, non esiste una politica per la conservazione dell'acqua basata sull'efficienza energetica.

Secondo il rapporto, nel 2009, la Francia ha utilizzato il 64% della sua acqua per il raffreddamento termico, grazie, si fa per dire all'80% di energia prodotta dal nucleare, creando un mix micidiale contro la sicurezza energetica nei periodi di siccità. Un problema da non sottovalutare e che nel 2003 ha mostrato alcuni suoi aspetti, quando un'ondata di caldo in Francia ha fatto perdere 4GW di energia nucleare e idroelettrica, obbligando il Paese a limitare le proprie esportazioni di energia elettrica, e provocando un effetto a catena di insicurezza energetica tra gli importatori europei.

Ormai non è una novità: la sicurezza energetica dipende dalle rinnovabili, come hanno dimostrato più volte le recenti tensioni tra Russia e Ucraina.

Anche il Texas, che già oggi è fortemente provato dalla siccità, ha già dovuto sottrarre l'acqua al settore agricolo per evitare blackout energetici. Vicenda che adesso è al vaglio dei tribunale americani. Basterebbero il fotovoltaico e l'eolico, per nulla ghiotti d'acqua e favorevoli a lasciarla a chi ne ha più bisogno: l'agricoltura.

Francesca Mancuso

LEGGI anche:

Gas, scontro tra Russia e Ucraina. A rischio sicurezza energetica Ue

Europa più sicura senza le fossili: l'appello delle rinnovabili

Pacchetto clima energia 2030: 6 proposte per obiettivi più ambiziosi e sicurezza energetica

Allarme energia al G7: a rischio riscaldamento e cibo in Europa

GreenBiz.it

Network