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Sendai centrale 000Tre anni e mezzo dopo la tragedia di Fukushima, il consiglio comunale di Satsumasendai, nel sud-ovest del Giappone, ha votato a favore della riaccensione dei due reattori della centrale nucleare di Sendai. I Sì sono stati 19, contro 4 No e 3 astensioni.

In seguito al disastro dell'11 marzo 2011, quando un terremoto e uno tsunami colpirono la centrale nucleare di Fukushima, causando il collasso di tre reattori, i 48 impianti nucleari del Giappone vennero spenti per essere sottoposti a minuziosi controlli di sicurezza. Trascorsi i mesi del lutto e della paura, il Paese asiatico ha iniziato ad interrogarsi sull'opportunità di riavviarli, anche a fronte dei costi ingenti legati alla massiccia importazione di petrolio e gas.

Il Primo Ministro Shinzo Abe spinge da tempo nella direzione di una graduale reintroduzione del nucleare ma, consapevole della contrarietà di larga parte dell'opinione pubblica, ha più volte dichiarato che lascerà la decisione finale sulla riaccensione delle centrali alle autorità locali.

Il voto del Consiglio Comunale di Satsumasendai si inserisce in questo quadro e segna un punto a favore della politica energetica auspicata dal Governo di Tokyo. Tuttavia, la vittoria dei Sì non implica la riaccensione immediata dei reattori di Sendai: l'impianto, gestito dalla Kyushu Electric Power, dovrà superare nuovi, più stringenti controlli di sicurezza, e sulla sua riaccensione dovrà esprimere un parere positivo anche la Prefettura di Kagoshima, che è territorialmente competente. Un iter che richiederà qualche mese di attesa, e che dovrebbe essere completato entro il 2015.

Greenpeace ha commentato il voto di Satsumasendai definendolo "in profonda contraddizione" con il modo di sentire della popolazione giapponese.

"Ci sono numerose questioni relative alla sicurezza che sono state ignorate o a cui non è stata data risposta." – ha affermato in proposito Ai Kashiwagi, rappresentante della campagna contro il nucleare condotta da Greenpeace – "Tali questioni devono essere affrontate pubblicamente, per il bene di coloro che vedono le loro vite e le loro proprietà messe in pericolo dalla riaccensione dei reattori di Sendai."

Il voto di Satsumasendai ha provocato malumori e proteste nel vicino Comune di Ichikikushikino, che si oppone alla riaccensione e che ha presentato una petizione sottoscritta da 15 mila persone, pari alla metà della popolazione residente. D'altra parte, mentre Satsumasendai riceve copiosi sussidi dal Governo e dall'industria per la presenza della centrale, e ha quindi un indubbio interesse economico a vederla tornare in attività, a Ichikikushikino, che si trova ad appena 5 km di distanza, viene destinata una frazione minima di aiuti. Eppure, affermano i suoi abitanti, in caso di incidente nucleare i rischi per la popolazione dei due Comuni sarebbero i medesimi.

Un'altra fonte di preoccupazione, che complica ulteriormente la situazione e infiamma il dibattito, è rappresentata dal Monte Ioyama, un vulcano situato a una sessantina di chilometri dalla centrale, che sta gradualmente tornando in attività, causando tremori che potrebbero preludere a una piccola eruzione. Dopo Fukushima, qualcuno si chiede se sia davvero opportuno sfidare la natura una seconda volta.

Lisa Vagnozzi

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