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energie rinnovabiliCos'ha fatto finora l'Europa per il clima? A una settimana dall'accordo sul pacchetto clima energia al 2030, l'Ue ha fatto il punto della situazione attraverso la relazione annuale sui progressi effettuati, realizzata dalla Commissione in collaborazione con l'Agenzia europea per l'ambiente. Qualche segnale positivo c'è: nel 2013 infatti le emissioni di gas serra dell'Ue sono scese dell'1,8% rispetto al 2012, toccando il livello più basso dal 1990.

Raggiungere gli obiettivi al 2020 sembra ormai un gioco da ragazzi, target che si potrebbero addirittura superare. Tanto ottimismo da parte della Commissione e dell'EEA. La stessa positività non è stata dimostrata però quando occorreva stabilire i nuovi obiettivi al 2030 per rinnovabili, taglio delle emissioni ed efficienza energetica, al di sotto delle aspettative e in alcuni casi addirittura non vincolanti.

Ma vediamo quali sono le buone notizie che la Commissione e l'EEA hanno condiviso coi cittadini del Vecchio Continente. Per la prima volta la relazione ha reso noti i dati sull'uso delle entrate fiscali derivanti dalle aste del sistema UE di scambio delle quote di emissione (ETS). Le entrate degli Stati membri da questa nuova fonte nel 2013 sono state di 3,6 miliardi di euro. Di questi, circa 3 miliardi di euro saranno utilizzati a fini connessi a clima ed energia, un valore superiore alla soglia del 50% raccomandata dalla direttiva UE sull'ETS.

Molti paesi hanno realizzato tali investimenti in settori come l'efficienza energetica, le energie rinnovabili o i trasporti sostenibili. Ad esempio, la Francia, la Repubblica ceca e la Lituania che hanno utilizzato i ricavi delle aste per progetti volti a migliorare l'efficienza energetica degli edifici. O ancora Bulgaria, Portogallo e Spagna, che utilizzano gran parte delle entrate per sviluppare le energie rinnovabili. In Germania servono ad alimentare il fondo per il clima e l'energia.

Secondo l'analisi, l'Unione europea potrebbe tagliare le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 21% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, superando il suo obiettivo del 20%. Con il 14% del consumo finale di energia generata da fonti rinnovabili nel 2012, l'UE è anche vicina al target del 20% di energie pulite entro il 2020. Allo stesso modo, il consumo energetico dell'Ue è in calo più velocemente di quanto sarebbe necessario per soddisfare l'obiettivo di efficienza energetica previsto per la fine del decennio.

La nostra analisi mostra che l'Europa è sulla buona strada verso i suoi obiettivi per il 2020,” ha detto Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'EEA. “Anche in un contesto di recessione economica degli ultimi anni, possiamo vedere che le politiche e le misure stanno operando e hanno svolto un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo risultato intermedio. Ma non c'è spazio per l'autocompiacimento. Le analisi che pubblichiamo oggi evidenziano anche i paesi e settori in cui i progressi sono stati più lenti del previsto.

In generale, è emerso che nel 2012, il totale delle emissioni di gas serra dell'Ue è sceso dell'1,3% rispetto al 2011. Tale decremento è in gran parte dovuto alla riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti e in quello industriale, ed anche ad una crescita quota di energia da fonti rinnovabili.

In Italia si concentra il 45% del totale netto della riduzione delle emissioni nel 2012, in gran parte per effetto delle minori emissioni prodotte dai trasporti e dell'industria. La seconda più grande riduzione, ha avuto luogo in Polonia, per via di una sostanziale diminuzione del consumo di combustibile solido. All'opposto rispetto alla loro tendenza generale alla diminuzione delle emissioni la Germania e il Regno Unito hanno invece prodotto un aumento delle emissioni nel 2012 a causa del maggiore all'uso di combustibili solidi.

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Connie Hedegaard, Commissaria europea responsabile dell'Azione per il clima, ha dichiarato: “Il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 dimostra che l'Europa è pronta per rafforzare il suo impegno. Ma non solo: evidenzia anche che l'UE sta effettuando tagli drastici. Le politiche funzionano. Pertanto, la scorsa settimana, i leader dell'UE hanno deciso di continuare questo percorso ambizioso e raggiungere almeno il 40% entro il 2030. Ciò richiederà investimenti significativi. Ecco perché è incoraggiante constatare che gli Stati membri hanno deciso di utilizzare la maggior parte dei loro attuali proventi derivanti dal sistema ETS per investimenti in materia di clima ed energia e di proseguire nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.”

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Francesca Mancuso

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