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ferGli incentivi per le rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico sono ormai agli sgoccioli. L'ultimo aggiornamento del contatore del Gse parlava di 5,403 miliardi di euro, cifra rimasta immutata a ottobre rispetto al mese di settembre. Ma cosa ne sarà al raggiungimento della soglia dei 5,8 miliardi? Ad oggi mancano poco meno di 400 milioni al raggiungimento del tetto di spesa concesso. Ma non c'è alcuna certezza sul futuro.

Secondo il vice ministro dello Sviluppo Economico Claudio De Vincenti il governo è al lavoro per ridefinire il tetto dei 5,8 miliardi, come ha spiegato in occasione del convegno del Coordinamento Free, “Europa 2030 una sfida da vincere”, a Ecomondo. “Abbiamo bisogno di accompagnare le rinnovabili, alla grid parity anche perché è importante consolidare le filiere che si stanno formando in Italia”.

Un decreto tampone potrebbe essere il prossimo step del Mise, per non danneggiare un settore industriale ormai avviato. Ma gli incentivi non andranno oltre l'inizio del 2015, probabilmente febbraio. Che ne sarà dopo? Il rischio è quello di vedere danneggiato un settore ormai consolidato, senza considerare i risvolti ambientali, su cui anche l'Europa a chiamato a raccolta col nuovo pacchetto clima energia, la strategia a lungo termine al 2030.

Occorre dunque puntare di più sulle rinnovabili che stanno diventando sempre più convenienti. Un punto che è stato ancora una volta ribadito dal presidente del Coordinamento Free Gianni Silvestrini, secondo cui “tra il 2009 e il 2014 la potenza eolica e solare si è triplicata arrivando a 540 GW, ma soprattutto il costo del kWh eolico si è ridotto del 58% e quello del fotovoltaico del 78%".

Entro la metà del secolo le tecnologie solari potrebbero essere il principale produttore di elettricità nel mondo. “Occorre passare da un atteggiamento difensivo nei confronti degli obiettivi climatici che l'Europa si è data per il 2030 ad una interpretazione come opportunità di crescita. Si deve passare alla riqualificazione spinta dell'edilizia con risparmi energetici del 75% e occorre lasciare le briglie sciolte al fotovoltaico che ormai, in diversi casi, può crescere senza incentivi. È questo il nostro vero giacimento virtuale di shale gas, che ci consentirà di diminuire le importazione di idrocarburi dall'estero”. spiega.

Dire addio alle fonti fossili sta diventando quindi anche una questione economica. E questa, ormai, è una certezza.

Francesca Mancuso

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