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petrolio 250x166 È il giorno della riunione dell’Opec a Vienna e la notizia è il calo delle quotazioni del petrolio. Il mondo finanziario osserva attentamente, la domanda ora è: tagliare o no la produzione?

I MOTIVI DEL CALO – Gli esperti imputano questo calo a vari elementi. Immancabile, il fattore crisi, il rallentamento della crescita economica che ha mosso le banche centrali di Europa e Cina verso politiche monetarie espansive. È poi cresciuta l'offerta di gas naturale. Ma si parla anche di una sostanziale immobilità dell’Opec, che non ha aggiustato l’offerta, secondo alcuni perché i suoi membri sono di fatto in competizione e si sarebbero mossi massicciamente stringendo accordi di fornitura al di là di quelli ufficiali. Un terreno in cui prevale la logica del ribasso.

TAGLIO IN ARRIVO? - Il ministro del Petrolio saudita Ali Naimi ha dichiarato che il mercato si stabilizzerà da solo, il che lascia pochi spiragli all’ipotesi taglio. Oggi l'accordo di estrazione prevede 30 milioni di barili al giorno e pare che prevalga appunto l’idea che il mercato andrà per la propria strada, con prezzi che si aggiusteranno da soli. E comunque il timore è che tagliare la produzione si traduca in una perdita di quote di mercato, mentre cresce il comparto shale Usa. In ogni caso, l'Agenzia internazionale dell'energia prevede che a questi livelli di produzione Opec nel 2015 si avranno 1-1,5 milioni di barili al giorno in surplus.

PERCH È CONVIENE PASSARE ALLE RINNOVABILI – Chiaramente, i produttori non possono vendere ad un prezzo troppo basso e i clienti non possono permettersi un prezzo troppo alto. C’è un range entro cui il prezzo del petrolio dovrebbe restare perché i meccanismi siano sostenibili. Il problema noto è che parliamo di una fonte esauribile, che abbiamo estratto finora là dove i costi erano minori. Crescendo questi costi in relazione all’esaurirsi della risorsa, il prezzo è salito e una parte è stata venduta in una situazione di perdita per i produttori.

Le nuove tecnologie non possono abbattere i costi, anche perché l’energia per l’estrazione deve corrispondere ad un energia di ritorno, che per il petrolio diventa sempre meno proprio perché la fonte va ad esaurirsi. Da qui, l’aumento dei prezzi. Come superare tutto ciò? Puntare sulle rinnovabili ha un costo, che però va ad equipararsi a quello delle fonti non rinnovabili. Qual è la differenza? È sotto gli occhi di tutti. Le rinnovabili non si esauriscono. E il vantaggio a lungo termine è anche un altro: l’impatto ambientale minimo e una svolta che farebbe sicuramente bene alla Terra in un'ottica della lotta ai cambiamenti climatici davvero concreta.

Anna Tita Gallo

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