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spalma incentivi ricorso assorMeno due giorni al 30 novembre. E non si parla solo della fine del mese, ma del termine ultimo per aderire a una delle tre opzioni previste dallo Spalma incentivi.

Una scelta che molti avrebbero certamente evitato. Il provvedimento, lo ricordiamo, riguarda gli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW. Entro domenica, si dovrà scegliere tra tre possibilità, valide a partire da gennaio 2015:

  • l'estensione da 20 a 24 anni del periodo di incentivazione, rimodulando il valore unitario dell'incentivo in base alla durata del periodo residuo;

  • la possibilità di beneficiare degli incentivi per un periodo di 20 anni, ma con una riduzione in un primo periodo ed un corrispondente aumento in un secondo tempo, sulla base di percentuali fissate dal MiSE;

  • continuare con incentivi erogati su base ventennale, con una riduzione in base alla percentuale fissata dal decreto, cioè passando dal 5 al 6% per gli impianti da 200 a 500 kW e dal 9 all'8% per quelli con potenza superiore ai 900 kW.

Una pillola amara da mandar giù. Con una scadenza tanto imminente quanto complicata per gli addetti ai lavori. Non a caso, assoRinnovabili di recente aveva richiesto una proroga di 60 giorni dall'emanazione del decreto del Ministero dell'Economia.

Quest'ultimo dovrà l'ntervento della Cassa Depositi e Prestiti, in modo da tutelare almeno in parte i produttori. La proroga garantirebbe anche un tempo sufficiente per valutare quale sia l'opzione più idonea per ciascun impianto. “Sembra che non si voglia tener conto della complessità della scelta cui va incontro l’operatore: oltre all’analisi dell’impatto economico e finanziario delle singole opzioni, infatti, la decisione finale del produttore dovrà poi essere condivisa e approvata dagli organi decisionali dei principali istituti bancariera stato allora il commento del Presidente Re Rebaudengo.

Oggi, a due giorni dalla scadenza, cosa è cambiato? Frenesia. Si sta cercando infatti di correre ai ripari, con manovre difensive e offensive. Nel caso delle prime, c'è stato un vero e proprio ricordo alle banche. C'è chi cerca di rinegoziare il debito, ma con esiti tutt'altro che positivi. Ma c'è anche chi si sta organizzando per l'attacco, con una serie di ricorsi volti a dimostrare l'illegittimità dello spalma incentivi.

Francesca Mancuso

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