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rwe 450RWE, la seconda utility più grande della Germania, rifiuta di seguire le orme di E.On e di quotare i suoi asset legati alle fonti tradizionali e al nucleare creando una società distinta. Non tutti, quindi, fronteggiano allo stesso modo le intenzioni delle istituzioni tedesche di abbandonare progressivamente le fonti fossili, concentrandosi proprio come il Paese verso il business delle rinnovabili. Tenere duro si rivelerà la strategia migliore?

IL CASO E.ON – Proprio nelle scorse ore abbiamo riferito della mossa di E.On, che ha scelto di creare una società dedicata alle fonti tradizionali, vendendo asset un tempo chiave e puntando sulle rinnovabili. La crisi generale del mercato dell’energia, con il conseguenze crollo dei prezzi, ha generato un calo dei profitti; tutto questo, in aggiunta alla volontà del governo di abbandonare il nucleare e di rendere più green la Germania, ha fatto sì che E.On riflettesse sulla strada da intraprendere. Nel 2016 sarà completata la quotazione della nuova società, che unirà le attività di generazione, distribuzione, esplorazione.

E Johannes Teyssen, chief executive, ha ammesso che per le società del comparto energetico il problema è colmare il gap tra il vecchio mondo delle centrali e quello nuovo, in cui i clienti producono da soli l’energia con pannelli solari sui loro tetti. La difficoltà è quella di crescere mantenendo un portfolio diversificato, generando profitti su entrambi i fronti. Da qui parte la scelta dell'utility tedesca, che in questo modo ha una compagnia 'buona', quella delle rinnovabili, e una 'cattiva', quella legata alla fossili, che manterrà i problemi di debito ma continuerà anche a fruttare parecchio denaro. Resta il fatto che lunedì E.On è stata la società a guadagnare di più, con azioni in rialzo del 4% a €14.83 nel tardo pomeriggio.

RWE INVERTE LA TENDENZA – Ma da RWE non arrivano notizie simili. In una nota di lunedì l’azienda ha ribadito che “il business resterà concentrato su tutta la catena di attività. Siamo comvinti che ottimizzando il business dell’energia possiamo generare valore da tutte le attività”. I problemi da fronteggiare rimangono chiari: domanda debole, concorrenza delle rinnovabili, riduzione dei prezzi, crisi di competitività di alcune centrali tradizionali, comprese quelle alimentate a gas naturale.

Anche l'impegno dell'Unione Europea di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 avrà un peso importante sul futuro delle fonti tradizionali. Inoltre, in Germania, le utility tedesche come E.On sono state particolarmente colpite dalla trasformazione radicale dell'Energiewende della cancelliere Merkel. Queste politiche includono uno sforzo più ambizioso per sostenere le energie rinnovabili, così come una graduale eliminazione delle centrali nucleari.

Così si lotta per adattarsi. E per gli analisti come Deepa Venkateswaran (Bernstein) la mossa vincente è quella di E.On, che dovrebbe anzi essere un esempio da seguire per le altre utility. Chi avrà ragione?

Anna Tita Gallo

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