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fv germania 450x300Entro il 2030, le rinnovabili potrebbero alimentare il 60% delle reti europee. A rivelarlo è uno studio condotto da DNV GL per la Commissione europea.

Secondo l'analisi, con una politica adeguata e un saldo quadro di sostegno accompagnato da aggiornamenti tecnici e infrastrutturali, la rete europea potrebbe essere dominata per il 60% dalle energie pulite, creando una sorta di “Internet” in grado di collegare l'intero continente.

Le DNV GL afferma che le attuali sfide alla maggiore integrazione possono essere mitigate da una serie di misure tecniche e regolamentari che riguardano soprattutto il fotovoltaico e l'eolico. Intitolata “Integration of Renewable Energy in Europe”, la ricerca ha confermato che una maggiore integrazione delle fonti di energia rinnovabili come fotovoltaico ed eolico è possibile, ma l'accento deve essere posto sul miglioramento delle infrastrutture di distribuzione in tutto il continente.

Come Internet infatti ha rivoluzionato il settore della comunicazione e molti altri, creare una mega rete elettrica potrebbe essere il punto di svolta della politica energetica ue.

Come parte della Roadmap per l'energia al 2050, l'Europa sta spingendo per la cosiddetta 'unione energetica' e per la riduzione delle emissioni di gas serra. Le smart grid sono destinate dunque a svolgere un ruolo fondamentale nella maturazione delle reti grazie alla loro capacità di ridurre al minimo la necessità di espansione della distribuzione.

In particolare, il rapporto suggerisce che il controllo della tensione sulle reti di distribuzione e la generazione decentrata sono entrambi efficaci e fattibili, soprattutto se connessi a sistemi di stoccaggio decentrati, che potrebbero limitare la variabilità della produzione fotovoltaica in determinati momenti della giornata.

Come? Secondo lo studio il modo migliore per gestire l'integrazione solare ed eolica nella rete è quello di creare una distribuzione geografica equilibrata.

Un buon esempio è la North Sea Countries’Offshore Grid Initiative dei (NSCOGI), un progetto che collegherà i parchi eolici off-shore in una sorta di rete regionale, consentendo ai paesi di bilanciare la produzione energetica condividendola. L'idea - avanzata in un memorandum d'intesa firmato nel 2009 da 9 Stati membri dell'UE e dalla Norvegia - ha un enorme potenziale: entro il 2030, i venti del mare del Nord saranno in grado di fornire il 10% della sua elettricità, senza produrre emissioni di CO2.

La rete integrata può essere immaginata dunque come un grande anello che collega la Norvegia al Regno Unito, passando per il canale della Manica fino a Belgio, Olanda e Germania per poi ritornare in Scandinavia. La sua attuazione dovrebbe consentire all'Europa di introdurre una zona di "libero scambio" per l'energia rinnovabile, riducendo la necessità di stoccaggio e sfruttando la capacità in eccesso.

L'impegno dell'Europa su questa unione energetica potrebbe essere rivelato il 19 marzo prossimo, quando si riunirà il Consiglio europeo. Se l'Ue e gli Stati membri riusciranno a trovare un accordo, il risultato sarebbe una sorta di libera circolazione dell'energia pulita e una maggiore sicurezza energetica. Necessaria più che mai.

Francesca Mancuso

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