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usa parco eolicoLa versione finale del piano Obama sui cambiamenti climatici è attesa in queste ore. Si tratta di una serie di misure che tutti gli Stati Uniti dovranno imporre, in primis spegnendo gli impianti a carbone più obsoleti. E potrebbe essere finora la mossa del presidente più incisiva per far fronte al riscaldamento globale, anche se pare che si sia ammorbidito in quanto a scadenze.

A dire il vero, alcuni gruppi ambientalisti hanno già sollevato dubbi sulle conseguenze positive di questo piano, in particolare uno degli ostacoli potrebbe essere proprio la deadline fissata ai vari Stati per mettere in pratica le nuove prescrizioni.

In sostanza, il piano affronta alcuni punti chiave, che insieme dovrebbero portare ad un taglio drastico delle emissioni di gas serra. Nel mirino, gli impianti a carbone, che rappresentano la fonte primaria di emissioni nocive: l’obiettivo è spingere il cambiamento dell’intera nazione verso le rinnovabili, con in testa solare ed eolico.

L’Environmental Protection Agency chiederà a tutti gli Stati di delineare un proprio piano di taglio delle emissioni degli impianti alimentati dalle fossili. Inoltre, da parte sua, redigerà un piano “standard”, che dovranno applicare gli Stati che non si impegneranno a presentarne uno di proprio pugno. Il piano poi chiamerà in causa anche le società elettriche, in relazione ad una bozza proposta dalla stessa EPA a giugno. Ma di questi dettagli si conosce poco, visto che al momento non è stata data autorizzazione a parlarne.

La proposta iniziale avrebbe imposto agli USA un taglio delle emissioni di CO2 del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2005. Entro il 2016 i vari Stati avrebbero dovuto presentare i loro piani, con una deadline prorogabile fino al 2017; entro il 2020 poi gli Stati stessi avrebbero dovuto dimostrare impegno nell’attenersi a quei piani. Ora pare che la deadline per presentare i piani sia stata spostata al 2018, quella per metterli in pratica al 2022, ma con incentivi per chi riesce a farlo entro il 2020.

Tutto questo secondo fonti citate dal New York Times, che sottolinea anche come i Repubblicani e le lobby delle fossili, naturalmente, abbiano attaccato il piano come “guerra al carbone”, con i candidati alle prossime presidenziali di questo schieramento che già dichiarano di cancellarlo in caso di elezione. Il senatore Mitch McConnell, repubblicano del Kentucky, ha addirittura raccomandato ai governatori di rifiutarsi di attenersi alle regole imposte dal piano Obama e sono già una dozzina quelli che hanno minacciato di farlo.

Non mancano poi le minacce di azioni legali, ad esempio da parte di gruppi come la United States Chamber of Commerce, che già si prepara a terminare la battaglia davanti alla Corte Suprema. Allo stesso tempo, le aziende del comparto elettrico avvertono: una deadline troppo stringente potrebbe portare a blackout e problemi nelle forniture dovuti alla corsa contro il tempo per spegnere i vecchi impianti e rimpiazzarli con altri fotovoltaici ed eolici.

Obama andrà avanti per la sua strada? La sua amministrazione si è impegnata a ridurre l’inquinamento da fossili del 26-28% entro il 2025, in vista della Conferenza di Parigi. Se la deadline si spostasse davvero dal 2020 al 2022 rispettare questo impegno sarebbe più complicato.

Anna Tita Gallo

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