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indianpointIl Piano del presidente Barack Obama sulle rinnovabili non include sussidi agli impianti nucleari a rischio chiusura: non possono competere con le energie pulite e nemmeno con il gas naturale. Nella lista delle centrali a rischio compaiono anche siti al centro di parecchie controversie, come Indian Point e Three Mile Island. Ma l’energia atomica rientra ancora nei piani degli Usa.

Nella sua bozza, l’EPA aveva proposto di concedere agli Stati un 6% di capacità nucleare, in modo da salvare comunque gli impianti esistenti.

Sulla base di ulteriori considerazioni, riteniamo che non sia opportuno basare il BSER (Best System of Emission Reduction) su elementi che non ridurrebbero le emissioni di CO2. La produzione atomica attuale aiuta a tenere le emissioni più basse di quanto sarebbero, ma non le porterà a livelli più bassi di quelli attuali”, dice ora l’EPA, sottolineando anche che non sta tentando di preservare le attività delle centrali nucleari esistenti come parte del BSER.

Le regole, successivamente riviste, portano comunque buone notizie per le centrali. L’EPA autorizzerà gli Stati del Sud a produrre 5.5 GW di energia elettrica grazie a nuovi reattori in costruzione in South Carolina, Georgia e Tennessee. E agli Stati si raccomanda di inserire nei loro singoli piani di “l’impegno dei proprietari/operatori delle centrali a completare le nuove unità. Il riferimento è a SCANA Corp in South Carolina, Southern Company in Georgia e Tennessee Valley Authority.

Nel 2013 erano stati 6 gli impianti identificati come prossimi alla chiusura per via delle condizioni economiche:

1. Indian Point, NY, della Entergy

2. Ginna, NY, Exelon

3. Fitzpatrick, NY, Entergy

4. Three Mile Island, PA, Exelon

5. Davis Beese, OH, FirstEnergy

6. Pilgrim, MA, Entergy

La Exelon aveva anche indicato gli impianti di Byron, Quad Cities, e Clinton in Illinois come a rischio e aveva a lungo portato avanti una battaglia contro gli incentivi all’eolico. Non solo. Le lobby dell’energia atomica avevano lottato per avere un sostegno più marcato nel Clean Power Plan. Il presidente della American Nuclear Society, Brady Raap, contestava il fatto che la bozza in questione "quasi facesse uno sconto agli impianti che oggi contribuiscono a produrre energia pulita, ma penalizzasse gli Stati con impianti in costruzione”.

Ecco perché oggi le acque sono più calme e l’ANS ha apprezzato quando Gina McCarthy, direttrice dell’EPA, ha annunciato la volontà di riconsiderare il trattamento riservato al nucleare. In buona sostanza, il Plan sostiene lo sviluppo delle rinnovabili, ma allo stesso tempo non rinuncia al nucleare di ultima generazione. Gli Stati ora dovranno mettere a punto i loro piani entro il 2018, mentre dovranno allinearsi agli obiettivi del piano entro il 2022. Nel frattempo, dovrà calare l’utilizzo di carbone a favore del gas naturale, ma il nucleare potrà rimanere stabile ai livelli di oggi.

Anna Tita Gallo

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