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installazione tettoIl Mise risponde ad un’interrogazione parlamentare sui sistemi di distribuzione chiusi (SDC). Secondo alcuni senatori, con in testa Gianni Girotto (M5S) la posizione di ministero e Aeegsi, che impedisce di fatto la realizzazione di questi sistemi, si pone in contrasto con l’Ue e ricade in un’infrazione, oltre che rappresentare uno stop allo sviluppo delle rinnovabili in ambito edilizio, negli edifici, che è un obbligo comunitario.

Nell’interrogazione, si sottolinea che i SDC sono ammessi sia dalla normativa comunitaria che da quella nazionale di attuazione, essendo “gli strumenti di autoapprovvigionamento energetico per consentire l'autoconsumo da fonte rinnovabile rispetto alle varie utenze che vi sono in tutti i sistemi estesi quali le grandi infrastrutture”.

La normativa italiana e quella comunitaria obbligano all'installazione di sistemi di autoapprovvigionamento energetico su tutti gli edifici e anzi con particolare enfasi per le infrastrutture di pubblica utilità. Tutto ciò è legato alla volontà di sostenere lo sviluppo delle rinnovabili, per cui la direttiva 2009/28/CE già imponeva entro il 31 dicembre 2014 agli Stati membri di obbligare all'uso di livelli minimi di energia da fonti rinnovabili in tutti gli edifici nuovi e negli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni rilevanti.

Il decreto legislativo n. 28 del 2011 stabilisce poi che i progetti di edifici di nuova costruzione ed i progetti di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti prevedano l'utilizzo delle rinnovabili per la copertura dei consumi di calore, di elettricità e per il raffrescamento. Un’altra direttiva, la 2010/31/UE, parla inoltre di edifici ad energia quasi zero, con fabbisogno energetico molto basso o quasi, che dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l'energia da fonti rinnovabili, prodotta in loco o nelle vicinanze.

Dunque, la normativa di fatto ammetterebbe l’esistenza di sistemi considerabili come SDC, ma l’Aeegsi li impedisce e ne subordina la realizzazione al rilascio esplicito di una subconcessione, tranne quando l'SDC è realizzato in accordo con l'impresa distributrice locale e la successiva autorizzazione del Mise.

Non solo. Entro il 30 settembre 2015 l’Autorità obbligava molti operatori a chiedere la disconnessione dalle attuali reti private interne alimentate in autoconsumo per avere accesso all’energia direttamente dalla rete pubblica quali utenze virtuali, in quanto non è stata prevista dall'Autorità la possibilità di collegare un SEU ad un SDC.

La risposta del Mise è chiara ed eloquente: la normativa non sarà cambiata. Esiste l’obbligo di realizzare edifici in cui l’energia sia prodotta grazie alle rinnovabili, ma questi sistemi non sono configurabili come SDC. Nessuna esenzione dal pagamento degli oneri di sistema, dunque, per il Mise, che però secondo Girotto e gli altri senatori non ha senso, visto che una tale configurazione di questi sistemi non implica incentivazioni né esenzioni.

Per i senatori dunque la risposta non è soddisfacente e, anzi, le rinnovabili in loco per l’approvvigionamento energetico degli edifici sono un elemento strategico per il risanamento ambientale delle nostre città e per il raggiungimento di quegli obiettivi comunitari che prevedono edifici ad energia quasi zero.

Anna Tita Gallo

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