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drilloilSi attende il vertice OPEC di mercoledì, durante il quale si deciderà se tagliare l’offerta di petrolio. Cosa accadrebbe dopo il taglio? Il mondo delle fossili negli ultimi giorni è in subbuglio.

Due mesi fa ad Algeri l’accordo era già stato raggiunto in maniera preliminare: produzione a 32,5-33 milioni di barili al giorno (rispetto ai 33,64 di ottobre). Intanto, sappiamo che all’incontro con i membri non-OPEC non partecipa l’Arabia Saudita, con la motivazione che non ha senso questo meeting allargato se all’interno dell’OPEC stessa i membri non sono tutti d’accordo sul taglio dell’offerta.

Ma l’impresa adesso è convincere Paesi come la Russia (non-OPEC) a ridurre la produzione, sapendo che la posizione di Mosca è non di ridurre ma di congelare momentaneamente l’output. Anche l’Arabia Saudita non è convinta e sostiene che il prossimo anno i prezzi del greggio risaliranno insieme alla domanda globale, trainata dalla domanda Usa. Non sarebbe, quindi, necessario arrivare ad un taglio della produzione, secondo i sauditi, che peraltro escono da una crescita record degli ultimi mesi.

La stessa IEA (International Energy Agency) sostiene che limitando la produzione il prezzo del petrolio salirebbe e si aumenterebbe la domanda globale. Il prezzo in aumento genererebbe anche un aumento della produzione da parte dei Paesi non-Opec come gli Usa (che punterebbero sullo shale oil). In altre parole, si susseguirebbero cambi di scenario che vanno previsti.

Dall’incontro di mercoledì a Vienna ci si aspetta sostanzialmente un taglio o un congelamento della produzione, sebbene appunto preoccupi il “dopo”, come ha sostenuto anche Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE qualche giorno fa in un’intervista a Bloomberg Tv.

Anna Tita Gallo

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