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carbonemontagnaIl carbone è una fonte di energia ormai superata. Almeno sulla carta. Ecco perché, quando alcuni Paesi annunciano ufficialmente obiettivi per non utilizzarne più, per i commentatori non è una notizia. Ma il declino è ormai inarrestabile.

È il caso del Canada, che il mese scorso ha parlato di voler progressivamente ridurre la quota di carbone utilizzato per produrre energia elettrica al 2030, ma con una certa flessibilità per consentire alle aree in cui il carbone è una risorsa fondamentale di adattarsi senza scossoni. Per queste zone sarà possibile un'alternativa: ridurre le emissioni senza sbarazzarsi del tutto del carbone, se venisse trovata una soluzione che lo consenta in egual misura.

Non è una grande notizia per il mondo dei media, ma rappresenta un segnale per il mondo delle fossili. Anche Francia e Regno Unito hanno reso noti simili piani e il declino del carbone è più rapido di quanto ci si aspettasse e ha a che vedere sia con un competitor agguerrito, il gas naturale, sia con la lotta ai cambiamenti climatici e le conseguenti scelte a favore delle rinnovabili da parte della politica globale.

Alla luce di questo scenario, ogni scelta anche minima è in realtà una notizia, anche l'annuncio del ministro dell'Ambiente portoghese: entro il 2030 non si brucerà più carbone. È vero, la battaglia contro le fonti fossili non è affatto vinta, ma non sarà mai vinta in uno scontro unico. Sono questi piccoli tasselli che, uno dopo l'altro, assestano duri colpi alle lobby.

Altre notizie simili? I motori diesel al bando dal 2025 in capitali come Parigi, Atene e Madrid; il Marocco intenzionato ad essere 100% rinnovabile; la crescita delle vendite di auto elettriche negli Usa.

Anna Tita Gallo

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