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rabarbaroL'italiana Green Energy Storage ha presentato la prima batteria a flusso organica per l’accumulo dell’energia rinnovabile. La tecnologia sfrutta una molecola prodotta dalle piante durante la fotosintesi (chinone) facilmente estraibile dal rabarbaro e da altri vegetali, biocompatibile e a basso costo. A testarla sarà Sorgenia.

Questa soluzione è pensata per l’efficienza e il risparmio energetico di abitazioni, edifici commerciali e imprese. “Il brevetto acquisito dall’Università di Harvard a ottobre 2015 rappresentava una sfida interessante quanto complessa. La sua tecnologia innovativa veniva rappresentata da un prototipo della potenza di 1 Watt, ancora da ingegnerizzare e validare sul campo. In un solo anno siamo riusciti, grazie a un team di eccellenza composto da ricercatori e ingegneri italiani e internazionali, a creare non un unico prodotto, ma una famiglia di batterie che parte da una capacità di 3kW per arrivare fino a 10kW e oltre”, spiega Salvatore Pinto, Presidente di Green Energy Storage.

L’International Energy Agency stima che entro il 2021 il 28% dell’energia elettrica globale verrà prodotta principalmente dal fotovoltaico e dagli impianti eolici onshore. “In un contesto di così forte espansione, dove le rinnovabili si affermano sempre più come fonte primaria per soddisfare sia i fabbisogni energetici dei complessi industriali sia di consumo domestico lo sviluppo di sistemi flessibili di accumulo dell’energia assume un’importanza ancora maggiore. Lo storage rappresenterà sicuramente la prossima rivoluzione energetica”, aggiunge Pinto.

L’obiettivo di Green Energy Storage è introdurre sul mercato entro il 2018 diverse tipologie di batterie a flusso organiche diventando un punto di riferimento per le reti elettriche del futuro non solo in Italia. La soluzione presentata è la base di partenza per incrementare la potenza ed effettuare ulteriori perfezionamenti prima della vera e propria produzione e immissione sul mercato su larga scala.

Sorgenia sarà la prima azienda con cui testare sul campo la batteria, che affiancherà la start up attraverso un progetto a lungo termine con diverse fasi di test e raccolta dati per poter sviluppare al meglio la soluzione attuale. Il progetto intanto può già contare su un investimento di 2 milioni di euro dalla Comunità Europea e altri 3 milioni dalla Provincia Autonoma di Trento. Obiettivo a lungo termine, lo sviluppo di una batteria a flusso organica di 200 dollari per kilowattora entro i prossimi 4 anni.  

Anna Tita Gallo

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