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 carboneaustraliaUna nuova analisi dimostra che in Australia il piano per costruire nuovi impianti a carbone - che secondo il governo permetterà di ridurre le emissioni del 27% - costerebbe oltre 60mld di dollari. Non sarebbe più conveniente passare alle rinnovabili? Sì, costerebbe infatti tra i 24 e i 34 mld.

In generale i vari ministri australiani tendono a sostenere questo piano e la sua convenienza, dichiarando anche che saranno le tecnologie ultramoderne a permettere di abbattere le emissioni. Così, dal Climate and Energy College dell’università di Melbourne, Dylan McConnell ha provato a fare qualche calcolo e ha appunto scoperto che per tagliare del 27% le emissioni servirebbe un investimento di 62 mld di dollari.

Servirebbe anche un aumento della capacità di 20GW. 62 mld di dollari sarebbero abbastanza per realizzare impianti eolici e solari per 35-39GW di capacità aggiuntiva. Non potrebbero sostituire il carbone perché l’output sarebbe minore, ma il taglio delle emissioni potrebbe arrivare al 65%. Al contrario, lo scenario dei ministri lascerebbe in eredità impianti inquinanti per decenni, mentre le rinnovabili lascerebbero alcuni impianti a carbone funzionanti ma a lungo termine consentirebbero un taglio alle emissioni rilevante.

Da parte loro, gli esponenti del governo non rispondono in maniera dettagliata agli aspetti legati ai costi, ma ribadiscono che “escludere certe tecnologie per aspetti puramente ideologici porterà ad un aumento del prezzo dell’energia”.

Aggiungiamo che comunque gli impianti di ultima generazione non sono “puliti”, producono circa 700g di CO2 per ogni kWh di elettricità, considerando che i Paesi OECD dovranno ridurre quel dato a 15g perché si avveri la possibilità di contenere l’innalzamento della temperatura globale al di sotto di 2 gradi centrigradi.

Anna Tita Gallo

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