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chiaoffshoreRex Tillerson, Segretario di stato Usa incaricato dal presidente Donald Trump, recentemente ha dichiarato che alla Cina dovrebbe essere impedito l’accesso alle isole artificiali costruite nel mare cinese meridionale. Emerge un particolare: la Exxon, così come Gazprom e Rosneft, puntavano ai giacimenti offshore di petrolio e gas in quella zona.

Sean Spicer, l’addetto stampa della Casa Bianca, ha aggiunto che gli Stati Uniti proteggeranno i propri interessi in quell’area e cercheranno di capire se quelle isole si trovino in acque internazionali e non siano affatto proprietà cinese.

La Cina, da parte sua, vede queste prese di posizione come una sorta di dichiarazione di guerra, e le tensioni crescono. Intanto, un’inchiesta di DeSmog evidenzia che quegli interessi di cui parla Spicer potrebbero essere gli stessi di ExxonMobil, Gazprom e Rosneft. La Exxon, in particolare, rispetto agli altri, non ha mantenuto un approccio da osservatore quando si è trattato di agire in acque oggetto di dispute internazionali; ha mantenuto rapporti di business con quasi tutti i Paesi del Sudest Asiatico.

E, quando nel 2006 Tillerson divenne Ceo di ExxonMobil, la Cina iniziò ad inviare moniti alle compagnie petrolifere con progetti di esplorazioni in quelle aree. Pare anche che il Dipartimento di Stato Usa in quel periodo intervenne perché la società godesse di condizioni finanziarie favorevoli per agire in Paesi con giacimenti offshore come Vietnam e Indonesia.

Oggi Tillerson non possiede più azioni Exxon, ma in molti pensano che continui a guardare il mondo con gli occhi delle lobby del petrolio e per questo non sia la persona adatta a ricoprire il ruolo che Trump gli ha riservato. E non parliamo soltanto di danni per l’ambiente, parliamo di azioni che potrebbero portare gli Stati Uniti dritti ad un conflitto armato in quelle zone.

Anna Tita Gallo

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