Menu

centralenelbrindisiEnel non importerà più carbone dalla Colombia. L’annuncio è arrivato dall’ad Francesco Starace durante l’assemblea annuale degli azionisti. Il percorso del carbone fino al nostro Paese era infatti segnato da gravi violazioni dei diritti umani e da crimini perpetrati dalle unità paramilitari, come sottolineano da Re:Common, che parla di "carbone insanguinato"

 Enel un anno fa aveva promesso di indagare e ora ha deciso di non rinnovare i contratti di fornitura con le multinazionali estrattive Drummond (Stati Uniti) e Prodeco/Glencore (Svizzera).

Perché tanto interesse per la Colombia? Prima di tutto si tratta del più grande produttore di carbone dell’America Latina e il quinto esportatore al mondo; le sue riserve potrebbero durare per i prossimi 200 anni. Nel caso di Enel, il carbone alimenta le centrali di Civitavecchia e Brindisi.

Da Re:Common però emerge però una richiesta ad Enel che accomuna il mondo ambientalista: questa scelta è ovviamente soddisfacente, ma

“promettere di diventare carbon neutral entro il 2050 è del tutto inadeguato, le centrali esistenti vanno chiuse il prima possibile”.

Enel al momento possiede infatti la più grande centrale a carbone d’Europa, quella di Brindisi, e ad Enel fanno capo 7,000 MW di potenza a carbone installati in Italia. Inoltre controlla il 70% di Endesa, la multinazionale elettrica spagnola che possiede più di 5,000 MW di potenza a carbone installata sul territorio iberico. Tutti impianti che emettono CO2 e generano inquinamento.

Anche la Fondazione Finanza Etica (FFE) del Gruppo Banca Etica ha partecipato all'assemblea degli azionisti di Enel e si era unita a Re:Common nella richiesta ad Enel di non importare più carbone dalla Colombia a causa delle violazioni dei diritti umani collegate alle attività minerarie. Anche da questo fronte lo stesso invito:

La centrale di Civitavecchia è tra i dieci impianti a carbone più inquinanti d’Europa. Brindisi è al diciottesimo posto. Nonostante le emissioni di Co2 di entrambi gli impianti siano scese sensibilmente nel 2016, non esiste ancora un piano per la chiusura di queste centrali. Chiediamo date concrete per l’uscita totale dal carbone perché l’orizzonte del 2050, indicato da Enel, è troppo vago”.

Anna Tita Gallo

LEGGI anche:

Lotta ai cambiamenti climatici: Enel conquista l’A-list del Carbon Disclosure Project

Il declino del carbone, tanto silenzioso quanto inarrestabile

Australia: il piano per le nuove centrali a carbone costa il doppio delle rinnovabili  

Aggiungi commento

Le idee e le opinioni espresse dai lettori attraverso i commenti a non rappresentano in alcun modo l'opinione della redazione e dell'editore. Gli autori dei messaggi rispondono del loro contenuto.


Codice di sicurezza
Aggiorna

Chi siamo

Network