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camera_parlamentoDopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del 31 maggio scorso, è arrivato al Senato il decreto legge sulla manovra economica che tra le altre cose, con l’articolo 45, toglie ossigeno al mercato delle rinnovabili nel nostro Paese, frenando la corsa della green economy.

Il primo giugno scorso il presidente del Senato, Renato Schifani, ha infatti annunciato, all’Aula di palazzo Madama, la presentazione da parte del presidente del Consiglio dei ministri e dal ministro dell'Economia del disegno di legge “Conversione in legge del decreto legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”. Ricordiamo che il decreto legge è un testo provvisorio avente forza di legge che, entrato ufficialmente il vigore con la pubblicazione sulla GU, passa poi all’esame delle Camere e deve essere convertito in legge entro 60 giorni.

Il decreto legge in questione, in particolare la norma n. 45, potrebbe avere degli effetti negativi molto pesanti per il mercato “verde” nel nostro Paese. Ma vediamo di capire nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

La disposizione incriminata abolisce l’obbligo di ritiro dell’eccesso di offerta di certificati verdi, sopprimendo l’articolo 2, comma 149, della legge n. 244 del 24 dicembre 2007 e l’articolo 15, comma 1, del decreto del ministro dello Sviluppo economico del 18 dicembre 2008. In poche parole il Gestore dei servizi energetici (Gse) era tenuto a ritirare, in un certo anno, i certificati verdi che eccedevano gli obblighi dell’anno precedente di ogni soggetto obbligato (il prezzo corrisposto era pari al prezzo medio riconosciuto ai certificati verdi nell’anno precedente e registrato dal Gestore dei mercati energetici (Gme) Questa misura mirava a mantenere l’equilibrio nel mercato dei certificati verdi in caso di eccesso di offerta. Se un soggetto obbligato otteneva più certificati di quelli che gli necessitavano in quell’anno, poteva utilizzarli per gli obiettivi degli anni successivi oppure venderli sul mercato. Ma poiché il prezzo di mercato dei certificati negli ultimi anni tendeva a scendere, queste vendite future potevano destabilizzare il mercato. Con la Finanziaria 2008 si decise allora che il Gse avrebbe ritirato i certificati l’anno successivo ad un prezzo certo.

La modifica del sistema sembra quindi inspiegabile perché in contrasto con l’obiettivo dell’Italia di raggiungere il 17% di energia rinnovabili al 2020 sui consumi finali di energia e giunge a pochissime settimane dalla presentazione alla Commissione europea del Piano di azione nazionale sulle rinnovabili. Questo provvedimento improvviso potrebbe dunque essere un colpo durissimo per tutto il settore, senza che peraltro ciò vada a incidere sulle entrate dello Stato.

A tal proposito il parlamentare del Pd Francesco Ferrante ha detto “L’articolo 45, questo il passaggio trappola contenuto nella manovra finanziaria, destabilizza tutto il settore delle fonti rinnovabili, e inconcepibilmente, senza che ci sia alcun effetto per le entrate dello Stato, visto che il meccanismo dei certificati verdi prevede che siano le aziende del settore energetico a produrre una quota minima da fonti rinnovabili e a muovere così i progetti da biomasse e biogas, eolici, geotermici, idroelettrici. Uno sgambetto che colpisce le rinnovabili proprio nel momento in cui avevano raggiunto un quarto del totale dell’elettricità prodotta in Italia”. Diventando poi ancora più netto: “questa norma del governo – ha aggiunto Ferrante - non trova altra spiegazione se non quella dell’abbandono delle fonti rinnovabili, forse per inseguire la chimera nucleare“.

Non sembra dunque al momento chiaro cosa ci dietro l’articolo 45 della manovra finanziaria, "chimera nucleare" a parte, sembra infatti inspiegabile la volontà di frenare la corsa alla green economy nel nostro Paese.

 

Rosamaria Freda

GreenBiz.it

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