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kitegen 250x166 Non ci sono vento o pioggia che tengano, la protesta in Sardegna è ripartita dall'altro del silos dell'impianto Alcoa di Portovesme.

Secondo operai e sindacati il problema è che l'azienda in realtà non sarebbe disposta a vendere e punta alla chiusura. Ma spunta una società piemontese che realizza progetti di generazione eolica troposferica. Si chiama KiteGen, ecco di cosa si occupa.

Va precisato che l'interesse di questa innovativa società è davvero concreto, al punto che è stata pubblicata online la stessa proposta inoltrata ai diretti interessati.

Riportiamo testualmente quello che spiega la KiteGen come progetto per l'Alcoa:

- 5M€ e 14 mesi per impostare, organizzare e fornire evidenze non controvertibili della concretezza della specifica soluzione tecnica.

- 50M€ e altri 12 mesi per iniziare a fornire energia da una Kitefarm troposferica da 150MW nominali, con un LEC iniziale di 80 euro/MWh. La taglia di 150 MW è la minima indispensabile, come da piano industriale, per ottimizzare i costi realizzativi.

- Ulteriori 24 mesi, dove la Farm mantiene autonomamente le attività di selezione ed il test delle migliori soluzioni principalmente aerodinamiche per raggiungere un LEC di 20 €/MWh (7 €/MWh è il limite teorico), non solo, la KiteFarm è in grado di pilotare la realizzazione di ulteriori 450 MW nominali che sono sufficienti per alimentare la produzione degli stabilimenti ALCOA di Portovesme senza intermittenza.

È possibile, quindi, puntare sulle energie pulite per risolvere la questione Alcoa. Anzi, come spiegato nella stessa proposta della KiteGen, i circa 300 mln del fatturato alluminio potrebbero essere prodotti risparmiando sull'energia circa 10 euro/MWh per un totale di 23M€/anno. Inutile dire che a risparmiare sarebbero tutti gli italiani, visto che finora l'Alcoa ha goduto di vari sussidi statali per circa 40 euro/MWh per un totale di 92M€/anno. "Come paragone, l'ammontare del costo del personale è di circa 20M€/anno", si legge ancora nel documento.

Nel documento che svela poi l'interesse nell'acquisizione, la società si sofferma chiaramente su alcuni punti:

"Alcoa è l'azienda che consuma più energia elettrica in Italia, annualmente per produrre, il fabbisogno primario italiano di 150 kt di allumino, richiede 2.300 GWh e i 15 anni passati di energia sovvenzionata sono costati alla collettività oltre € 1 miliardo. Dai giornali leggiamo che le offerte di acquisizione sul tavolo di Glencore e Klesch richiedono ulteriori proroghe di questo regime di favore, di particolare rilievo è la nuova richiesta di 25 euro a MWh quale condizione per l'acquisizione e circa ulteriori 30 milioni per l'efficientamento dello stabilimento", si legge.

KiteGen ha l'esclusiva tecnologia per la produzione di energia elettrica che può essere installata e portata in breve tempo ad un LEC di 20 €/MWh; realizzare fattorie del vento troposferico ad altissima densità energetica territoriale permettono, "da un qualsiasi territorio sardo di circa 1 kmq, di estrarre i 300MW necessari allo stabilimento Alcoa, con disponibilità annue di oltre 5.000 ore. La spesa corrente energetica di Alcoa calcolata a 30 euro a MWh sarebbe già sufficiente a ripagare l'investimento sui generatori in circa due anni".

Funziona così. L'energia del vento viene catturata ad alta quota, grazie ad installazioni che ricordano gli aquiloni. Questa forma particolare permette infatti di avere a disposizione una superficie maggiore, senza contare che ad altezze come 800-1000 metri la forza del vento è maggiore.

Potrebbe essere questo il destino degli impianti di Portovesme: l'alimentazione completa ad energia da fonte eolica troposferica, un'occupazione che non rischia più tagli e probabilmente l'acquisizione vera e propria da parte della KiteGen. La palla passa al governo e ai ministeri competenti, a questo punto la questione diventa soltanto politica. Puntare o no sulle rinnovabili?

Anna Tita Gallo

 

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