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ue rinnovabili 250x166Nel giro di pochi mesi i Paesi dell'Ue dovranno presentare alla commissione Ue gli accordi energetici intergovernativi con i Paesi terzi perché ne venga valutata la compatibilità con la legislazione comunitaria. Ecco le novità in materia di energia.

L'imposizione arriva perché si ritiene necessaria una comparazione con le norme sul mercato interno dell'energia. Si tratta, in particolare, di quanto implicato dall'adozione del meccanismo di scambio di informazioni tra Stati Ue e commissione, avvenuto da parte del Consiglio dopo l'accordo con il Parlamento.

L'obiettivo finale è quello di ottenere maggiore trasparenza nelle relazioni tra Paesi dell'Ue e Paesi terzi. Tutto nasce dal fatto che spesso la politica Ue in materia di energia si deve incastrare con la catena di accordi tra i governi nazionali e l'estero, vale a dire con i Paesi produttori di energia (come la Russia).

Entro giugno del 2014 la commissione dovrà poi valutare i progressi raggiunti in materia di consumi energetici per capire se l'Ue potrà rimanere fissa su un consumo di non oltre 1474 Mtoe di energia primaria e/o non più di 1078 Mtoe di energia finale al 2020. Da parte loro, gli Stati membri deveno garantire che dal 1° gennaio 2014 venga rinnovata ogni anno il 3% del totale della superficie riscaldata o soggetta ad aria condizionata nei palazzi dell'amministrazione pubblica centrale.

A questo si aggiungono vari obblighi in tema di efficienza e occorre assicurare che entro il 2020 le società di distribuzione e di vendita al dettaglio raggiungano il target di risparmio energetico dell'1,5% delle vendite annuali di energia al cliente finale.

Per i Paesi membri ci sono varie strade da poter percorrere: possono centrare l'obiettivo dividendolo in 3 tappe ma raggiungendolo entro il 2018, oppure escludere le vendite di energia dalle industrie che sono coperte dallo schema degli scambi di emissioni di Co2, o ancora possono contare i risparmi energetici nella trasformazione dell'energia nei settori della distribuzione e calcolare le misure prese dal 31 dicembre 2008, il cui utilizzo però non deve tradursi in una riduzione di oltre un quarto del totale dell'obiettivo di risparmio energetico.

In questo modo la commissione Ue stima di poter migliorare del 17% l'efficienza energetica entro il 2020, senza trascurare l'obiettivo del 20% che però si potrà raggiungere intervenendo con altre misure.

Anna Tita Gallo

GreenBiz.it

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