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Cosa intendono fare i candidati premier per l'agricoltura biologica e le attività a essa collegate? Se l'è chiesto FederBio, come Federazione di oltre cinquanta organizzazioni che operano nel settore della produzione agricola, alimentare e industriale biologica certificata, che ha inviato una lettera per proporre alcune iniziative concrete sulle quali costruire una nuova prospettiva di sviluppo per il settore del bio e conseguentemente dell'agroalimentare italiano.


"L'attuale contesto istituzionale, normativo e organizzativo del Paese non è idoneo a supportare uno sviluppo adeguato per il settore, per rendere più innovativa e competitiva anche all'estero l'agricoltura italiana e per connettere le attività economiche nei territori rurali sulla matrice della sostenibilità. – ha speigato Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio - Chiediamo una serie di interventi mirati, che nelle ultime legislature non è stato possibile portare a termine, oltre a strumenti efficaci e mirati che ottimizzino l'impiego delle risorse pubbliche, evitando lo spreco a cui abbiamo assistito negli ultimi anni".

FederBio chiede, in particolare, la creazione di un assetto istituzionale idoneo, per evitare dispersione o sovrapposizione di competenze e strumenti. Per favorire il ruolo dell'agricoltura, come comparto per la crescita del Paese in grado di risponder alle sfide del nostro tempo (lotta ai cambiamenti climatici, occupazione e questione energetica), l'attuale organizzazione dei Ministeri "dovrebbe essere superata con un accorpamento delle competenze del Ministero agricolo nel Ministero dello sviluppo economico e territoriale in grado di fungere da cabina di regia unica per le politiche di livello europeo e di sistema Paese".

Fondamentale anche la semplificazione burocratica, la creazione di agenzie nazionali in grado di mettere in rete i sistemi regionali e nazionali, su temi rilevanti per il settore quale, primo fra tutti, la sicurezza alimentare. Infine, c'è la necessità di innovare l'agricoltura, ma anche di promuovere uno sviluppo integrato dei territori rurali e di adottare politiche e strumenti di pianificazione in grado di massimizzare l'utilizzo delle risorse dei fondi europei, prevenendo interventi altrimenti costosi per la salute e la tutela ambientale.

"Tradotto nell'operatività – conclude la federazione- significa vietare la coltivazione di OGM e favorire l'agricoltura biologica e la diffusione dei prodotti biologici nella ristorazione collettiva pubblica, ospedaliera e scolastica, con significativi risparmi di spesa per la sanità, per la tutela del suolo e per la lotta al cambiamento climatico". Per questo chi salirà al Governo dovrebbe dare la priorità alla conversione al metodo biologico con una dotazione adeguata e obbligatoria nell'ambito dei piani di sviluppo regionale e chiedere il rifinanziamento del Piano d'azione nazionale di settore, oltre che una fiscalità di vantaggio per le imprese del settore e per i prodotti biologici.

FederBio sottolinea, infine, la necessità di una riforma della normativa nazionale di settore, considerato, per esempio, che l'attuale normativa nazionale di recepimento di quella europea – in particolare per il sistema obbligatorio di controllo e certificazione – è ferma al 1995. E, senza un quadro normativo moderno e adeguato, avverte la Federazione, "il settore del biologico rischia di essere esposto a frodi e non può crescere in maniera adeguata per svolgere un ruolo di prospettiva di futuro per il sistema agricolo italiano".

Per leggere la lettera di FederBio ai Candidati Premier clicca qui

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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