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mercato elttricoIl mercato elettrico nazionale, ormai inadeguato al contesto attuale, ha bisogno di una riforma. È la richiesta formulata da Energia Concorrente, l'associazione dell'industria elettrica indipendente italiana, che ha organizzato a Roma un incontro pubblico con le istituzioni per confrontarsi sul tema. Tutto nasce dalla necessità di ridurre il rischio concentrazione e garantire la sicurezza del sistema e il contenimento del costo dell'energia per i clienti finali.


È fondamentale, quindi, il ruolo del Governo e della regolazione per prevenire il collasso del sistema. Per Massimo Orlandi, presidente di Energia Concorrente, bisogna "rivedere tempestivamente il modello di mercato elettrico, come sta accadendo ad esempio in California, Texas e in Germania, in modo da permettere la convivenza di capacità intermittenti di dimensione rilevante rispetto alla domanda. La flessibilità del parco termoelettrico italiano, il più moderno ed efficiente d'Europa, rappresenta una risorsa indispensabile per la sicurezza del sistema elettrico".

In questa direzione, ridurre le imperfezioni del mercato nazionale, accelerare l'integrazione dei mercati europei e valorizzare la flessibilità degli impianti a ciclo combinato rappresentano per l'associazione alcuni dei capisaldi di una riforma del sistema elettrico in grado di limitare i rischi di concentrazione e favorire la sicurezza.

"Il legislatore ed il regolatore - ha spiegato, poi, Guido Cervigni, ricercatore dello Iefe Università Bocconi- hanno ancora la possibilità di invertire la rotta attraverso l'adozione strumenti di governo degli investimenti in capacità di generazione. Gli obiettivi della sicurezza del sistema e della diminuzione del costo dell'energia non sono incompatibili e possono essere raggiunti attraverso meccanismi concorrenziali di coordinamento degli investimenti in capacità produttiva a garanzia dell'equilibrio del sistema e del mercato, come mostra l'esperienza europea e nordamericana".

L'associazione, infine, chiede un ritorno allo spirito che animava le liberalizzazioni alla fine degli anni '90, lasciandosi alle spalle l'attuale situazione, caratterizzata da spazi competitivi ristretti anche a causa della crisi economica. Anche Carlo Stagnaro, ricercatore dell'istituto Bruno Leoni, ha, infine, rilevato come quello che appariva un andamento sostenuto verso l'apertura del mercato elettrico abbia subito una pesante involuzione. Il fattore scatenante? Oltre alla brusca riduzione dei consumi associata alla crisi economica, la colpa è dello scarso livello di coordinamento su alcune scelte, come ad esempio quello sulle politiche di incentivazione che hanno portato all'esplosione delle fonti rinnovabili non programmabili, parola di Stagnaro.

Roberta Ragni

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