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eni petrolio olio di palmaLa corsa all’oro nero continua. Mentre Shell ha rinunciato alle trivellazioni nell’Artico, Eni ha appena individuato un nuovo obiettivo.

Si tratta delle acque congolesi, dove la compagnia petrolifera ha posizionato il proprio ultimo pozzo esplorativo, che ha portato all’individuazione di un giacimento sottomarino di gas e petrolio. Mentre la stampa nazionale elogia la nuova impresa di Eni, piovono nuove accuse sulla multinazionale per quanto riguarda biocarburanti e distruzione delle foreste per la produzione di olio di palma.

La strada per le prossime trivellazioni di Eni in Congo sembra dunque spianata. Il nuovo ritrovamento di Eni viene esaltato da diversi giornali come una importante scoperta. Lo è certamente dal punto di vista dell’arricchimento e dell’espansione della compagnia petrolifera, ma a pagare le conseguenze negative dell’estrazioni di petrolio potrebbero essere ancora una volta le popolazioni locali e gli ecosistemi marini. Per non parlare degli effetti sull’ambiente dovuti all’estrazione di fonti fossili e al loro impiego per la produzione di energia.

Mentre si potrebbe potenziare la ricerca di alternative all’oro nero, le compagnie petrolifere sembrano intenzionate ad estrarre petrolio e gas dal nostro Pianeta fino all’ultima goccia. Il pozzo in questione è il Nene Marine 3, che ha portato ad una perforazione di 28 metri di profondità nelle acque del Congo. Nelle sue vicinanze sono stati collocati altri tre pozzi esplorativi.

L’intera area, secondo le valutazioni di Eni, potrebbe contenere fino a 1,2 miliardi di barili di petrolio e 30 miliardi di metri cubi di gas. Per valutare le potenzialità dei giacimenti congolesi, verranno presto attuate nuove misure esplorative. La compagnia petrolifera punta ad un rapido sviluppo commerciale, che si baserà proprio sulle rilevanti riserve di idrocarburi presenti in Congo, dove Eni opera dal 1968. Kenya, Mozambico, Nigeria, Ghana e Angola, oltre al Congo stesso, sono tra i Paesi dell’Africa da cui Eni trae le maggiore risorse petrolifere e i più elevati profitti.

Le conseguenze? Nessun beneficio per le popolazioni locali, che rischiano di subire i danni per l’ambiente e la salute causati dall’estrazione di petrolio, e una nuova spinta verso l’impiego di fonti non rinnovabili per la produzione di energia nei Paesi sviluppati. Nonostante tutto, Eni prosegue nel promuovere la propria presunta immagine green, investendo in mobilità sostenibile o puntando sull’efficienza energetica per il proprio data center.

Tra tentativi di greenwashing, elogi da parte della stampa per la propria espansione petrolifera e strategie di marketing per rendere il proprio sito web il migliore del mondo, Eni rimane a galla.

Ma come affronterà il big delle fossili le nuove accuse legate alla produzione di olio di palma? Si parla della raffineria Eni di Marghera, al centro di un rilancio con un investimento di 200 milioni da parte di Versalis (Eni) legato allo sviluppo della green chemistry, la chimica verde.

Secondo l’organizzazione ecologista Salviamo La Foresta di green c'è poco: la trasformazione causerà effetti devastanti nei Paesi del Sud del mondo. Per questo sono state consegnate al Ministero dell’Ambiente le firme raccolte con una petizione per denunciare le terribili conseguenze della costruzione di una raffineria di biodiesel che non ha nulla di ecologico.

Secondo quanto comunicato dall’eurodeputato PD Andrea Zanoni, nei Paesi del Sud Est asiatico è in corso una vera e propria distruzione delle foreste per fare spazio alle coltivazioni di palme da olio. L’organizzazione ecologista ha denunciato gli effetti devastanti che causerà la raffineria nei Paesi del Sud del mondo, dove stanno intensificando le monocolture industriali per la produzione dell’olio di palma, distruggendo le foreste tropicali per far posto alle nuove coltivazioni, mettendo in ginocchio le popolazioni indigene e condannando a morte gli oranghi che vi hanno dimora.

"L’Europa ha compiuto passi importanti nell’affrontare la questione dei biocarburanti e dei loro effetti sul cambiamento climatico e considerare anche questo aspetto nelle future normative riguardanti la qualità dei carburanti - ha dichiarato Zanoni - Lo scopo dei biocarburanti è di costituire una valida alternativa ai combustibili fossili ordinari. Fonti scientifiche dimostrano che alcuni tipi di questi combustibili e la loro produzione a livelli insostenibili costituisce una vera e propria minaccia per l’ambiente e l’uomo. Più vote, anche in Commissione Ambiente, in occasione di decisioni che riguardavano la materia dei combustibili, ho espresso la mia decisa contrarietà all’uso dell’olio di palma, tutt’altro che ecologico e con effetti devastanti sull’uomo, sul territorio e sulla biodiversità".

I biocarburanti non rappresentano, dunque, sempre un’alternativa sostenibile al petrolio. Passando con agilità dall’inquinante oro nero al rischioso biodiesel, Eni non rafforza la propria immagine green, anzi si imbarca in una nuova preoccupante questione ambientale. L’investimento per convertire la storica raffineria di petrolio nel porto di Marghera è di 100 milioni di euro. Nel 2015 gli impianti arriverebbero a produrre 500 mila tonnellate di biodiesel all’anno. Ad essere ad alto rischio non saranno questa volta le aree in cui sono presenti giacimenti di petrolio, ma le foreste originarie e le loro popolazioni native. Ecco le conseguenze di un pericoloso vortice che non rispetta né l’ambiente né l’uomo e che rischia di non trovare fine, a meno che non vengano intraprese azioni serie da parte dell’Europa.

A settembre 2013, il Parlamento Europeo ha approvato la relazione che ha modificato la Direttiva 98/70/CE relativa alla qualità della benzina e del combustibile diesel e la Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. Il testo si propone di contrastare gli effetti negativi dei biocombustibili sul clima e la produzione di derrate alimentari. La speranza finale è che, nella promozione dei biocarburanti come alternativa al petrolio, l’Europa sappia identificare le fonti migliori e meno pericolose per l’ambiente, in un mondo dove l’obiettivo rinnovabili rimane ben saldo sulla carta, con ben poche azioni concrete in atto.

Marta Albè

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