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sansaincentiviGli incentivi per le rinnovabili elettriche, applicati alla produzione di energia tramite la sansa di olio di oliva potrebbero creare distorsioni alla concorrenza nel mercato.

Parola dell'Antitrust secondo cui la sansa non deve ricevere i bonus per la produzione di rinnovabili e biocarburanti.

Una segnalazione inviata ai presidenti di Camera e Senato e al Ministero dello Sviluppo Economico approvata lo scorso 18 febbraio è stata resa nota sul Bollettino di ieri dell'Agcm.

In particolare, l'Autorità ha richiamato l'attenzione sul Decreto 6 luglio 2012 del Ministero dello Sviluppo Economico e sul Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28, in materia di incentivi destinato all'impiego di biomasse residuali per la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile e di biocarburanti.

Il decreto legislativo del 3 marzo 2011, n. 28 ha recepito a livello nazionale la direttiva 2009/28/CE (c.d. Renewable Energy Directive, “RED”) che prevede il raggiungimento entro il 2020 della copertura di almeno il 20% del proprio fabbisogno energetico tramite il ricorso all’energia da fonti rinnovabili nei paesi dell'Ue.

Sulla base della direttiva, ogni Stato membro almeno il 10% del consumo energetico destinato ai trasporti deve essere soddisfatto entro il 2020 con l'energia proveniente da fonti rinnovabili tra cui anche la biomassa. In particolare, l’art. 21, comma 2, della RED ha previsto che “il contributo dei biocarburanti prodotti a partire da rifiuti, residui, materie cellulosiche di origine non alimentare e materie ligno-cellulosiche è considerato equivalente al doppio di quello di altri carburanti”.

Ma agli Stati è stata lasciata ampia discrezionalità nell'individuare più precisamente le materie cui riconoscere gli incentivi.

Torniamo in Italia. Negli incentivi FER, ormai prossimi alla fine, rientra anche la sansa di oliva. Il Decreto 6 luglio 2012 del Ministero dello sviluppo economico ha incluso “i sottoprodotti della trasformazione delle olive (sanse, sanse di oliva disoleata)” tra quelli “ utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas ai fini dell’accesso ai meccanismi incentivanti”. Ed è proprio questo il punto contestato dal Garante, secondo cui l'inclusione della sansa di oliva tra le materie destinatarie di incentivi economici per la produzione di energia rinnovabile e biocarburanti, può “generare delle rilevanti distorsioni sui mercati dei prodotti per i quali si utilizza la sansa come fattore produttivo”.

Quest'ultima infatti è un sottoprodotto della lavorazione dell'olio di oliva che ha modalità di impiego alternative a quello energetico, ad esempio per la produzione dell'olio di sansa.

Gli incentivi economici riconosciuti per l’utilizzo della sansa a fini energetici potrebbero comportare dunque "una crescita artificiosa dei prezzi della sansa, turbando le condizioni di approvvigionamento degli altri settori industriali (in modo particolare quello alimentare) che ricorrono alla stessa materia prima” sostiente l'Agcm, che ha invitato il Governo a “eliminare il riferimento generico alle sanse nell’elenco dei sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas ai fini dell'accesso ai meccanismi incentivanti”.

Francesca Mancuso

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