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eolicoturbineEolico e rinnovabili non fotovoltaiche aspettano ancora il DM rinnovabili elettriche per la definizione dei contingenti d’asta per l’accesso agli incentivi per il biennio 2015 – 2016. Il MiSE è in ritardo e da quasi un anno gli operatori del settore si trovano a lavorare in assenza di riferimenti normativi per il presente e per il futuro, impossibilitati a pianificare le loro attività industriali, con conseguenze devastanti per il comparto, con la perdita di posti di lavoro e per il Paese, con la fuga di capitali d’investimento all’estero. È la denucia di Anev.

L’associazione che riunisce gli operatori del comparto dell’energia del vento ricorda l’esigenza di fronteggiare il cambiamento climatico, il surriscaldamento globale e le catastrofi ambientali, esigenza che ormai, è chiaro, ha come soluzione il ricorso alla produzione di energia pulita. E cita anche Papa Francesco, non ultimo a ribadire che il clima è un bene comune, oggi gravemente minacciato”.

In tale direzione si stanno muovendo le Istituzioni europee, in vista della Cop 21 di Parigi. È intervenuto recentemente a Roma Gilles Pargneaux, membro del Parlamento europeo e relatore di una risoluzione sulla Cop 21 che dovrebbe fare da base del mandato affidato alla delegazione europea a Parigi, secondo il quale l’Europa deve arrivare alla Cop 21 con una posizione chiara e unitaria e con l’obiettivo, entro il 2030, di ridurre le emissioni di gas serra del 40% e di incrementare l’energia prodotta da FER del 30%.

E in Italia? “Il Presidente Renzi e il Ministro dello Sviluppo economico Guidi sembrano ignorare le tante voci di allarme che si stanno sollevando a livello nazionale e internazionale, manifestando nei fatti una totale inerzia nei confronti di un settore, come quello eolico, di fondamentale importanza per la salvaguardia dell’ambiente e per l’industria nazionale di settore che impiega oggi oltre 30 mila addetti”, dicono da Anev.

L’eolico ha apportato vari benefici al Paese, con la produzione di 13Twh di energia pulita al 2014, pari al risparmio di 19 milioni di barili di petrolio, corrispondenti a circa 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 risparmiate, potrebbero essere protratti e incrementati nel futuro.

È quindi piuttosto inspiegabile e contraddittorio il fatto che il Governo italiano non abbia ancora risposto alle istanze mondiali in tema di cambiamenti climatici, specie a fronte della presenza di un settore così proficuo e poco oneroso come l’eolico”.

Inoltre, come dimostrato da Anev e ribadito dal GSE nel Rapporto attività 2014, il costo degli oneri delle FER dell’eolico è in calo ed è assolutamente marginale rispetto alla spesa complessiva prevalentemente dovuta al fotovoltaico, inoltre gli incentivi introdotti nel 2012 (incentivi e aste) risultano esigui ed estremamente efficienti.

A fronte di soli 30 milioni di euro all’anno che le nuove aste costerebbero, i benefici sarebbero estremamente maggiori, con un beneficio complessivo di circa 150 milioni di euro all’anno e mantenendo un saldo positivo per i consumatori di oltre 100 Milioni all’anno, concludono, chiedendo quindi che il DM sia emanato in fretta per dare respiro al settore eolico e delle altre FER e per rispondere alle esigenze dettate dalla crisi climatica in atto.

Anna Tita Gallo

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