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Il decreto a favore delle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche non s'ha da da fare. A chiederlo sono state 13 associazioni ambientaliste che hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio Renzi e ai Ministri Guidi, Padoan, Franceschini, Martina e Galletti, chiedendo di bloccare l'emanazione del decreto annunciato dal Ministero dello sviluppo economico per i nuovi incentivi a favore delle rinnovabili elettriche. Il problema, secondo le associazioni, è che questi riguardano soprattutto impianti eolici di grandi dimensioni.

A puntare il dito sono state Italia Nostra, LIPU, Amici della Terra, Mountain Wilderness, Altura, Comitato per la Bellezza, Comitato Nazionale del Paesaggio, Movimento Azzurro, Associazione Italiana per la Wilderness Italia, Verdi Ambiente e Società (VAS), Asso Tuscania, Pro Natura ed ENPA.

Secondo le associazioni, non solo non deve essere adottato alcun decreto ma le risorse residue dovranno essere destinate “a più performanti e convenienti azioni di lotta ai gas serra nel comparto del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, dell'efficienza e risparmio energetico, delle rinnovabili termiche, nella manutenzione degli impianti idroelettrici a bacino già esistenti, oppure attraverso impianti solari termici e fotovoltaici, da realizzare esclusivamente su superfici già urbanizzate”. In questo modo, a essere privilegiati sarebbero interventi non invasivi sul piano paesaggistico e ambientale.

Sottolineano le associazioni che il Ministro Guidi ha recentemente rilevato che “già nel 2013 l'Italia aveva sostanzialmente raggiunto, con sette anni di anticipo, gli obiettivi europei di promozione delle fonti rinnovabili, perché esse coprivano il 16,7 per cento del consumo finale lordo di energia, a fronte di un obiettivo al 2020 del 17 per cento”. Ciò non significa però che dobbiamo mollare la presa sulle energie pulite visti i buoni risultati raggiunti.

Lo scorso anno, le rinnovabili elettriche hanno raggiunto il 38,2% del fabbisogno nazionale, superiore anche all'obiettivo previsto dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) per il 2020. Ma qualcosa non torna alle associazioni, che spiegano:

L'apporto elettrico (intermittente) dell'eolico nel 2013 è stato del 4,5%, pari a circa l'1,3% del fabbisogno energetico complessivo italiano. Una percentuale irrisoria a fronte dell'immane aggressione territoriale perpetrata in meno di quindici anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità”.

Anche l'Anev ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio Renzi, relativa al futuro decreto per le rinnovabili elettriche. Preoccupazione da parte di Simone Togni, Presidente dell'associazione, che si è fatto portavoce “di un intero comparto industriale nazionale che oggi conta 27.000 addetti direttamente impegnati nel nostro Paese che è esportatore di tecnologia e componentistica nel mondo”. Secondo Anev

la bozza del nuovo Decreto, già in forte ritardo rispetto alla data prevista del 31.12.2014 per l’emanazione, risulta essere contraddittoria e lesiva degli interessi del Paese anche rispetto agli obiettivi assunti al 2020 e quelli in fase di definizione al 2030. Il testo propone infatti importanti tagli agli incentivi per l’eolico, che ne ridimensionano consistentemente le prospettive di crescita e sviluppo, contrariamente, per altro, a quanto preannunciato per il Green Act, che dovrebbe puntare a rilanciare le politiche ambientali”.

E lancia l'allarme:Non è il momento di frenare la crescita dell'eolico in Italia, il Presidente di ANEV si rifà alla maturità tecnologica dell'eolico italiano e al risparmio dei futuri incentivi. Qualora il Decreto venisse approvato nella versione trasmessa alla Conferenza Unificata Stato Regioni, si metterebbe fine alla parola eolico in Italia, con conseguenze gravissime sull’industria, sull’economia, sul lavoro, nonché sulle generazioni future. Per questo motivo chiediamo un Suo intervento diretto e immediato per salvare il settore e per prestare fede a quanto promesso dal Governo, sin dall’inizio della legislatura, in tema di Green economy. L’auspicio è che il Green Act non diventi un Black Act”.

Il mini-idroelettrico invece appare contento del nuovo decreto, che premia il settore e permette agli impianti dove l'acqua è già derivata di accedere direttamente alle tariffe incentivanti senza passare per i registri.

Di conseguenza la tariffa incentivante per 20 anni rimane invariata a 0,21€ consentendo così alle aziende che operano nel settore di continuare a innovare e a investire in nuove tecnologie. Sembra chiaro che si intenda spingere gli imprenditori a innovare nel mondo del mini-idro che piace agli agricoltori, ai cittadini e alle autorità tutte dal momento che non ha nessun impatto sull'ambiente ed è portatore di soli vantaggi per la collettività” ha detto Rinaldo Denti, Presidente e Fondatore di Frendy Energy.

Francesca Mancuso

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