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pugliaeolicotrulliUn convegno è stato l’occasione per discutere del rinnovo del parco eolico pugliese, sulla base di uno studio di Althesys, a quasi 20 anni dalla realizzazione dei primi parchi sul territorio.

Numero delle pale eoliche dimezzato o addirittura ridotto a un terzo con una diminuzione di suolo occupato di circa 170 km2, una ricaduta economica sull’indotto di 135 milioni all’anno, un incremento occupazionale di oltre 1.600 addetti e un contributo alla riduzione delle emissioni globali pari a 2,7 milioni di tonnellate di CO 2 all’anno.

Sono i benefici previsti dallo studio presentato durante “Il rinnovo del parco eolico. Opportunità per il territorio”, il convegno organizzato da e2i Energie Speciali – il polo nel settore delle rinnovabili di Edison e F2i - ANEV e assoRinnovabili con il patrocinio del Presidente della Giunta regionale pugliese.

Si prefigura infatti l’opportunità della sostituzione degli aerogeneratori esistenti con quelli di nuova generazione, più efficienti, che permettono di ridurre il numero di pale nei parchi eolici.

Lo studio individua 2 orizzonti temporali, una prima fase al 2020 e una seconda al 2032, quando si ipotizza possa essere completato il processo di rinnovamento, portando la produzione di energia elettrica da fonte eolica in Puglia a 6,9 TWh all’anno, contro i 4,3 TWh attuali.

e2i e il suo ad Giuseppe Noviello ribadiscono l’augurio che “che la riflessione avviata oggi diventi un contributo fattivo al confronto tra operatori e istituzioni in favore di una semplificazione normativa e uno snellimento dei percorsi autorizzativi”.

Per il presidente di ANEV Simone Togniaffrontare un tema come quello del rinnovamento eolico in Puglia è fondamentale oggi per consentire al settore di esprimere al meglio tutte le sue potenzialità e i suoi benefici sul territorio regionale. Adeguare le normative regionali per consentire agli operatori eolici di svolgere le proprie attività in un quadro più snello e semplificato in tema di rinnovamento degli impianti, significa dare una spinta decisiva al raggiungimento degli obiettivi internazionali di riduzione di CO2 oltre che cogliere un’opportunità in termini di sviluppo, occupazione e benefici ambientali”.

Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili punta il dito contro il governo, che “ha enormemente penalizzato il rinnovo e l’efficientamento del parco eolico italiano: allo stato dei fatti gli operatori non possono, né potranno realizzare nessun intervento volto a migliorare la produttività o a rinnovare la tecnologia utilizzata. Ciò porterà alla progressiva chiusura degli impianti attualmente in esercizio. Occorre invertire il senso di marcia: l’attuale parco eolico costituisce infatti un valore per il sistema e, se opportunamente rinnovato, potrebbe continuare a produrre energia verde a un costo minore e con un impatto ambientale e paesaggistico nullo, con evidenti vantaggi anche in termini di inquinamento atmosferico e riduzione della CO2”.

Al termine del convegno è stata presentata dal presidente di e2i Marco Peruzzi la “Carta del rinnovamento eolico sostenibile”, documento sottoscritto dai principali operatori del settore, Anci e Legambiente, con cui si propongono di identificare regole operative, criteri applicativi, standard e best practice, utili per costruire insieme un percorso di sostenibilità qualificante per le iniziative di rinnovamento eolico, in condivisione con tutti gli stakeholders pubblici e privati interessati.

Presente anche Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo Economico della Regione Puglia, che sottolinea un aspetto cruciale che ha caratterizzato lo sviluppo delle rinnovabili negli anni passati: “La Puglia è la prima produttrice di energia eolica in Italia con oltre 2000 megawatt installati e circa 1500 generatori, per cui vive l’attualità della necessità di un revamping, cioè progetti attraverso i quali si riducono gli aerogeneratori presenti installandone di più efficienti e meno impattanti. A questo risultato si arriverà attraverso una norma regionale da varare entro l’anno che aiuterà le amministrazioni locali e le imprese ad avere un quadro normativo chiaro a cui adeguarsi. Per noi la sfida è più ampia, è quella di considerare lo sviluppo ambientale dell’intero territorio ed evitare che alcuni territori, come in passato quelli nel nord della Puglia, siano di manica troppo larga nel concedere autorizzazioni. Oggi abbiamo la necessità di fare un lavoro che abbia un coordinamento normativo oltre che esecutivo più ampio in capo alla Regione. Nell’elaborazione della norma svolgeremo un’attività di dialogo e concertazione con le associazioni del settore, i Comuni e gli enti coinvolti negli iter autorizzativi, oggi circa 40, auspicando che la normativa nazionale possa ridurne presto il numero definendone al meglio funzioni e responsabilità in un’ottica di semplificazione degli iter.

Anna Tita Gallo

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