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cina fotovoltaicpoDazi antidumping. Gli Stati Uniti non demordono. Il 25 luglio scorso, il Dipartimento del Commercio Usa ha reso note le sue decisioni preliminari sulle misure per contrastare i presunti illeciti commessi dalla Cina nell'importazione di alcuni tipi di silicio cristallino e dei prodotti fotovoltaici della Repubblica popolare cinese e Taiwan.

Secondo le norme antidumping, le aziende statunitensi e i lavoratori hanno diritto a maggiori tutele e a più trasparenza a livello internazionale. E la distorsione del mercato causata dalle pratiche cinesi avrebbero messo in difficoltà il settore negli Stati Uniti.

In attesa della decisione definitiva che non arriverà prima dell'inizio del prossimo anno, il Dipartimento ha determinato in via preliminare che i prodotti fotovoltaici in silicio cristallino provenienti dalla Cina e da Taiwan saranno venduti negli Stati Uniti con margini di dumping che vanno rispettivamente dal 26,33 al 165,04 per cento, e dal 27,59 al 44,18 per cento.

I produttori di celle taiwanesi Gintech dovranno sborsare il 27,59% in più, Motech 44,18% e il resto dei produttori di Taiwan il 35,89% secondo le recenti novità. Trina Solar e Renesola/Jinko avranno rispettimavemnte margini di dumping preliminari pari rispettivamente al 26,33 per cento e al 58,87%.

A seguito di tali decisioni preliminari, il Dipartimento del Commercio istruirà il “Customs and Border Protection” per richiedere depositi cash sulla base di queste tariffe rettificate per l'esportazione.

Noi e i nostri lavoratori siamo soddisfatti di sentire che il governo degli Stati Uniti ancora una volta si è mosso per bloccare l'interferenza del governo straniero nella nostra economia e spianare la strada affinché l'industria della produzione nazionale possa essere in grado di competere su un piano di parità”, ha detto Mukesh Dulani, presidente di SolarWorld Industries America. “Non dobbiamo competere con le importazioni oggetto di dumping o il governo cinese. Le azioni di oggi dovrebbero aiutare l'industria manifatturiera fotovoltaica degli Stati Uniti ad ampliarsi e innovare”.

Ma Jigar Shah, presidente della Coalition for Affordable Solar Energy (CASE), che si oppone alle tariffe, ha esortato entrambe le parti a trovare una soluzione. “Esortiamo SolarWorld a lavorare con l'industria solare statunitense e a porre fine alla continue liti in favore di una soluzione win-win come la proposta di regolamento della Solar Energy Industries Association (SEIA)”, anche alla luce del fatto che, secondo l'Omc, gli Usa starebbero violando le regole sul fotovoltaico cinese.

E ha rivolto un appello al Presidente Obama, chiedendo che la chiusura della disputa commerciale diventi una priorità nella sua agenda sulle energie, convocando le parti per i negoziati.

Francesca Mancuso

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