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dazi cina usa taiwanDazi anti-dumping. Come in ogni guerra che si rispetti, sia i vinti che i vincitori perdono parecchio. E gli Stati Uniti che ormai da due anni stanno imponendo dazi al fotovoltaico cinese e taiwanese, stanno risentendo dello stesso provvedimento adottato per salvaguardare la produzione nazionale.

Secondo una nuova analisi di NPD Solarbuzz, sono a rischio 3 GW di progetti fotovoltaici per via della sentenza anti-dumping. In altre parole, oltre 3 gigawatt (GW) dei progetti attualmente in cantiere avrebbero dovuto installare i moduli cinesi. Ma le recenti proposte del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti però potrebbero spingere le aziende a trovare altri fornitori o potenzialmente a pagare prezzi più elevati per i moduli.

Il 25 luglio scorso, il Dipartimento ha reso note le nuove decisioni preliminari sulle misure per contrastare i presunti illeciti commessi dalla Cina nell'importazione di alcuni tipi di silicio cristallino e dei prodotti fotovoltaici.

Gli impianti fotovoltaici su larga scala sarebbero quelli maggiormente a rischio, visto che si tratta di sistemi di grandi dimensioni da installare a terra. Questi “sono particolarmente vulnerabili agli aumenti dei costi e alle potenziali variazioni, visto che molti di essi avevano firmato accordi di acquisto di energia a prezzi competitivi,” ha detto Michael Barker, analista senior di NPD Solarbuzz. “Qualsiasi aumento dei costi per i progetti potrebbe significare rinegoziazione, ritardo, o addirittura la cessazione”.

Nonostante i recenti annunci commerciali, la domanda totale del mercato e la dimensione dei progetti sta continuando a crescere negli Stati Uniti, dimostrando l'interesse costante da parte degli operatori del settore e degli investitori. Il fotovoltaico americano si sta ora avvicinando a 50 GW di progetti commerciali e utility.

A guidare la rivoluzione americana del solare sono California, Nevada, North Carolina e Arizona ma un numero sempre maggiore di Stati sta lavorando a progetti multi-gigawatt, che coinvolgono aree finora per nulla attratte dal fotovoltaico, come Utah e Minnesota.

Il grafico che segue mostra i paesi con i progetti in cantiere che hanno previsto l'utilizzo di moduli di provenienza cinese.

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Il fotovoltaico sta rapidamente diventando conveniente come fonte di produzione di energia”, ha aggiunto Christine Beadle, analista di NPD Solarbuzz. “Gli sviluppatori dei progetti si stanno rapidamente adeguando alle nuove dinamiche di mercato e stanno guidando una forte crescita”. Crescita che però, secondo l'analista, potrebbe essere interrotta se eventuali fattori esterni aumentassero in modo significativo i prezzi.

Via i pannelli cinesi, ma a che pro?

Francesca Mancuso

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