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Spalma-incentivi, via libera definitivo della Camera. Il testo finale del Dl Competitività ieri ha ricevuto la fiducia con 352 voti favorevoli, 193 contrari e 7 astenuti. Adesso il decreto n° 91/2014 dovrà tornare al Senato dopo le ulteriori modifiche apportate a Montecitorio. Qui l'ultimo scoglio. Il Senato dovrà votarlo definitivamente entro venerdì, prima della pausa estiva visto che il decreto scadrà il 23 agosto. Ma ecco come funzionerà lo spalma-incentivi.

Visti i tempi ristretti, difficilmente il testo subirà ulteriori modifiche, visto anche il ping pong degli ultimi mesi tra Camera e Senato, con gli innumerevoli emendamenti introdotti e poi cancellati. Adesso sembra quasi fatta, con qualche buona notizia arrivata al giro di boa e qualche attesa delusa.

IL TESTOSpiega la Camera che il filo conduttore delle disposizioni più rilevanti è stato l'individuazione di misure di risparmio sugli oneri generali di sistema delle tariffe elettriche per aiutare le piccole e medie imprese (PMI) con la riduzione delle tariffe elettriche. In altre parole, la tanto osannata riduzione delle bollette elettriche del 10%, che in questi mesi ha fatto tremare gli operatori del settore fotovoltaico visto che sarebbe gravata su di essi.

Per quanto riguarda lo spalma incentivi, il testo definitivo è molto simile a quello votato dal Senato il 24 luglio scorso in merito alla rimodulazione della tariffa incentivante per l'energia prodotta dagli impianti di potenza nominale superiore a 200 kW. A partire da gennaio 2015, tale tariffa sarà modificata e gli operatori potranno scegliere tra tre opzioni:

1) l'estensione da 20 a 24 anni del periodo di incentivazione, previa rimodulazione del valore unitario dell'incentivo di entità dipendente dalla durata del periodo incentivante residuo;

2) il mantenimento del periodo di erogazione ventennale, ma legata alla riduzione dell'incentivo per un primo periodo, e di un corrispondente aumento dello stesso per un secondo periodo, secondo percentuali definite dal MiSE;

3) il mantenimento del periodo di erogazione ventennale, a fronte di una riduzione percentuale fissata dal decreto, crescente a seconda della taglia degli impianti (art. 26, commi 1-6). In questo caso, si passa dal 5 al 6% per gli impianti da 200 a 500 kW e dal 9 all'8% per gli impianti con potenza superiore ai 900 kW.

Del testo definitivo fa parte anche il meccanismo delle aste che offre ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili che usufruiscono di incentivi, di cederne una quota fino all'80% a operatori finanziari internazionali attraverso un'asta organizzata dall'Autorità per l'energia. Alle quote di incentivi cedute agli acquirenti selezionati non si applicano, a decorrere dalla data di cessione, le rimodulazioni precedenti. (art. 26 commi 7-13).

Per quanto riguarda l'autoconsumo, le Reti interne di utenza e i Sistemi efficienti di utenza equiparati (RIU e SEU) saranno sottoposti al pagamento di una quota degli oneri di sistema in relazione all'energia consumata e non prelevata dalla rete, cioè su quella autoprodotta (art. 24). In questo caso, spiega la Camera che “la posizione è a carico dei beneficiari dell’attività del GSE (ad esclusione degli impianti destinati all’autoconsumo entro i 3 KW) e non più a carico di consumatori, imprese e famiglie degli oneri per lo svolgimento dell’attività del Gestore dei servizi energetici (GSE) relativi ai meccanismi di incentivazione e sostegno alle imprese in materia di fonti rinnovabili ed efficienza energetica (art. 25)”.

Inoltre, le Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera hanno esteso a 500 kW il limite di potenza per accedere allo scambio sul posto e l'esenzione dal pagamento degli oneri per l'energia prodotta da impianti sotto ai 20 kW. Fuori dai giochi l'emendamento su fotovoltaico e catasto introdotto dalle due Commissioni, stralciato dopo il no della commissione Bilancio e della Ragioneria dello Stato, secondo cui la variazione della rendita catastale di un immobile che ospita impianti fotovoltaici sarebbe stata obbligatoria solo se la potenza dell'impianto era maggiore di 7 kW e il valore dell'impianto avrebbe incrementato di oltre il 40 per cento la rendita catastale. Si attende adesso l'ultimo atto, l'ultimo ok del Senato che dovrebbe arrivare entro domani.

Ma le associazioni sono già sul piede di guerra. assoRinnovabili ha già deciso di rivolgersi alla Commissione Europea chiedendo l'apertura di una procedura di infrazione contro lo Stato Italiano per violazione della Direttiva 2009/28/CE, sui target europei per lo sviluppo delle rinnovabili. Una volta che la norma entrerà in vigore, quindi dopoil 23 agosto, l'associazione ha già annunciati ricorsi da parte di migliaia di operatori, sia nazionali sia esteri penalizzati dal provvedimento, muovendosi su due fronti: uno italiano che punta ad ottenere la dichiarazione di incostituzionalità dello “spalma incentivi”; il secondo invece mosso dagli investitori esteri, per dimostrare la violazione del Trattato sulla Carta dell’Energia che tutela gli investimenti nei paesi aderenti.

"Auspichiamo ancora che il Governo metta riparo all’errore strategico insito nel provvedimento spalma-incentivi – ha dichiarato Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili – Se ciò non avverrà, ricorreremo in tutte le sedi possibili e rappresenteremo tutte le parti coinvolte e danneggiate da questa norma, miope e controproducente. La recente sentenza della Corte Costituzionale Bulgara, che ha annullato una tassa retroattiva del 20% sui ricavi degli impianti fotovoltaici ed eolici, dimostra che la certezza del diritto non può essere stravolta: siamo sicuri che anche la Corte Costituzionale Italiana giungerà alle medesime conclusioni”.

Per leggere il testo definitivo del decreto clicca qui

Francesca Mancuso

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