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immagineCome si calcola la rimodulazione delle tariffe spettanti agli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW prevista dal cosiddetto "spalma incentivi"?

Lo spiega il Gse, che ieri ha pubblicato le tabelle dei fattori moltiplicativi ai sensi del Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 17 ottobre 2014, pubblicato venerdi 24 ottobre 2014 sulla Gazzetta Ufficiale.

In attuazione dell'articolo 26, comma 3, lettera b), della Legge "Competitività" n. 116/14, il GSE rende disponibili le tabelle dei fattori moltiplicativi (1- Xi) determinati in funzione del periodo residuo di diritto agli incentivi (espresso in anni e mesi approssimati per difetto, calcolati a decorrere dal 31 dicembre 2014), da applicare per il calcolo dell'incentivo rimodulato, spettante a partire dal 1° gennaio 2015.

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Intanto Rödl & Partner, uno dei maggiori studi professionali multi-disciplinari del mondo a offrire consulenza legale e fiscale, ha pubblicato un interessante approfondimento sulla misura retroattiva, indicando effetti sulla redditività degli impianti, rimedi e opzioni.

"Si è detto che entro il 30 novembre 2014, i Soggetti Responsabili dovranno scegliere una delle tre opzioni previste dall'art.26 Decreto Spalmaincentivi. Questo vale anche per i Soggetti Responsabili che intendessero opporsi in sede giurisdizionale all'applicazione del Decreto: infatti, in mancanza di opzione espressa entro il termine, automaticamente varrà l'opzione c) (mantenimento del periodo di incentivazione originario di 20 anni con la riduzione forfettaria degli incentivi a seconda della taglia dell'impianto)", si legge nel documento.

I Soggetti Responsabili che fossero interessati ad un'opzione diversa da quella sub c) e, al contempo, ad opporsi in sede giurisdizionale alla modifica della convenzione per le tariffe, dovranno pertanto avere cura di non procedere alla comunicazione sull'opzione senza aver prima reso manifesta, al GSE, la propria intenzione di ricorrere in sede giurisdizionale. Lo stesso vale, peraltro, anche per coloro che tenderebbero a scegliere comunque l'opzione c).

L'accettazione dell'una o dell'altra opzione senza alcuna riserva di opporsi in sede giurisdizionale, infatti, potrebbe essere considerata come acquiescenza che impedisce la proposizione dei rimedi disponibili. Ma in pratica cosa vuol dire? E qual è il reale impatto dell'opzione b? I legali spiegano che il danno economico tale da giustificare il ricorso andrà verificato caso per caso.

"L'effetto primario sarà da un lato la riduzione della liquidità, fino a mettere in difficoltà l'impianto e dover ricorrere a finanziamenti per coprirla. Qui il danno sarà dato dal tasso di interesse per il rifinanziamento (vedremo quali saranno gli effetti della garanzia della Cassa Depositi e Prestiti, ancora non chiari). Poi c'è da considerare l'"aspettativa", ovvero l'atteso ritorno dell'investimento, che l'investitore avrebbe avuto. E infine, nel peggiore delle ipotesi, e nell'impossibilità di reperire finanziamenti e rifiuto delle banche alla rinegoziazione dei mutui (anche se questa ipotesi è abbastanza remota), si potrebbe arrivare anche al fatidico default" spiegano gli avvocati Alessandra Mari e Roberto Pera dello studio Rödl & Partner di Roma, che hanno redatto il documento.

Ora che i decreti attuativi sono stati emessi e i coefficienti chiariti, emergono i gravi pregiudizi che possono derivare anche dall'opzione b).

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Roberta Ragni

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