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Migliorare il proprio impianto fotovoltaico avrà un costo ancora maggiore dopo quanto stabilito dal Gse con il nuovo “Documento Tecnico di Riferimento per il mantenimento degli incentivi in Conto Energia- DTR” reso noto qualche settimana fa. Non solo spese più elevate ma anche limitazioni per non superare il contingente di 6,7 miliardi di euro previsti. Ma le associazioni del settore non ci stanno.

Anie è già scesa in campo con un reclamo, contestando al Gse il fatto di precludere il miglioramento dell'efficienza degli impianti fotovoltaici e gli elevati oneri di sostituzione dei componenti.

Due in particolare sono i punti contestati da Anie. Si parte dall'impossibilità di migliorare la producibilità (oltre il 2%) e quindi l'efficienza degli impianti fotovoltaici incentivati. Infatti, secondo le nuove regole, la soglia limite per kW di potenza installata incentivabile viene calcolata in base al quantitativo massimo di energia prodotta da un impianto negli ultimi tre anni, maggiorato del 2%. Spiega Anie che si tratta di un vero e proprio disincentivo all’obiettivo della massima resa degli impianti.

Per questo richiede che il Gse mantenga comunque valida la base del contratto espressa in kW (potenza) potendo migliorare la producibilità (kWh) degli impianti e quindi l'efficienza degli stessi anche oltre la soglia indicata.

In secondo luogo, il Documento tecnico di riferimento bastona ancora di più i Soggetti Responsabili di impianti interessati da modifiche, ponendo una nuova serie di obblighi aggiuntivi.

Ad esempio, nel caso in cui si sostituiscano componenti di impianto (principali come inverter e moduli e altri come contatori, trasformatori, dispositivo d’interfaccia, strutture di sostegno dei moduli) si devono comunicare al Gse inizio e fine dei lavori e la motivazione alla base dell'intervento. Ma non solo. Occorre pagare ogni volta a quest'ultimo un corrispettivo fisso pari a € 50 e un corrispettivo variabile (2€ per i primi 20 kW di potenza incentivata, 1€ per ogni kW di potenza eccedente).

Oneri maggiori che potrebbero scoraggiare i produttori a riparare gli eventuali malfunzionamenti. Se il Gse non apporterà le modifiche, Anie minaccia ricorso al Tar:

Il DTR, che definisce le regole per garantire la corretta gestione in efficienza degli impianti incentivati, il valore limite degli incentivi attribuibili a ciascun impianto e modalità e tempistiche di comunicazione delle modifiche apportate, rischia di essere l’ennesimo provvedimento penalizzante per il settore delle energie rinnovabili” spiega l'associazione.

“Questi nuovi oneri non fanno altro che burocratizzare sempre di più il rapporto tra i proprietari degli impianti fotovoltaici e il GSE andando in direzione decisamente contraria alle esigenze di semplificazione delle procedure fino ad ora richieste” ha aggiunto il presidente di Anie Rinnovabili Emilio Cremona. “Se il Modello unico per il fotovoltaico rappresenta un primo passo verso la semplificazione dell’iter legislativo, con queste nuove disposizioni si disincentivano di fatto gli operatori del settore ad effettuare eventuali interventi di manutenzione o efficientamento del loro impianto. Si tratta di un duro colpo per il settore delle energie rinnovabili: non dobbiamo dimenticare, infatti, che migliorare le prestazioni degli impianti fotovoltaici significa contribuire alla buona salute del comparto nel suo complesso, nonché la sua capacità di attrarre investimenti. Non si tratta di salvaguardare un singolo segmento del manifatturiero, ma piuttosto l’intero sistema energetico del nostro Paese”.

Anche sul fronte delle energie elettriche rinnovabili non fotovoltaiche la situazione è tutt'altro che tranquilla. Anche se di recente il Ministro dello sviluppo economico Guidi ha annunciato novità in arrivo entro il 2016, scavando a fondo la bozza di decreto sui meccanismi di incentivazione per il biennio 2015-16 “è l'ennesima brutta sorpresa per gli imprenditori green italiani. Il tanto atteso decreto incentivi, infatti, non appare sufficiente a garantire un quadro di ulteriore sviluppo” è l'accusa di Assorinnovabili.

Dice il presidente Agostino Re Rebaudengo:

La bozza, oltre ad interessare un orizzonte temporale molto breve, solo fino al 1° dicembre 2016, riduce i contingenti incentivabili al punto da non sanare nemmeno tutte le istanze non ammesse ai registri precedenti. Anche l’entità degli incentivi è drasticamente ridotta (fino al 40% in meno al mini eolico, fino al 18% in meno per il mini idroelettrico e fino al 17% per i piccoli impianti a biomasse e biogas) impedendo, di fatto, nuove installazioni e bloccando lo sviluppo di un settore che ha generato occupazione, senza contare i benefici per l'ambiente e la nostra salute e che, non ultimo, ci ha resi più indipendenti dai produttori di energia da fonti fossili”.

Buone notizie, quali?

Francesca Mancuso

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