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La stampa 3D potrebbe rivoluzionare il settore del fotovoltaico, soprattutto nei paesi dove ancora oggi l'elettricità non è garantita. Se ne parla ormai da tempo: produrre in loco celle fotovoltaiche con le stampanti 3D avrebbe numerosi vantaggi ma anche dei limiti. È tornato a parlarne Scott Watkins della ditta coreana Kyung-In Synthetic, impegnata nella produzione di celle solari stampate in 3D.

In occasione della Smart Villages session alla World Conference of Science Journalists che si è svolta nei giorni scorsi a Seoul, Watkins ha illustrato le potenzialità di questa tecnologia applicata al fotovoltaico, tenendo presente che oggi 1,3 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'energia.

La tecnologia, che richiede solo l'utilizzo di stampanti di taglia industriale già esistenti, è in grado di produrre celle solari flessibili e poco costose, secondo Watkins.

Quelle testate dalla Kyung-In Synthetic sono celle solari sottilissime, e ciò le rende adatte alle comunità rurali ce vivono in località remote.

Gli interessi e il finanziamento della ricerca nella stampa 3D delle celle solari sono decollati negli ultimi anni, con un conseguente miglioramento dell'efficienza energetica dal 3 al al 20% nel giro di qualche anno.

Tuttavia, le celle solari stampate hanno dimostrato di essere vulnerabili all'umidità e possono causare contaminazione da piombo in caso di rottura.

Watkins ha rivelato che la sua società sta esaminando diversi tipi di dispositivi a induzione come i verniciatori a spruzzo, che producono celle solari a stampa sempre più personalizzabili.

“Le celle solari stampate hanno funzionato molto bene con i programmi di Smart Village.solare. “Ho visto dal vivo come la tecnologia abbia permesso alle comunità povere urbane dell'India ad accedere all'elettricità off-grid”, spiega Watkins. “Il successo è dovuto all'economicità e alla semplicità. Il film per una cella solare 10×10cm è sufficiente a generare fino a 10-50 watt per metro quadrato”.

Un altro vantaggio delle celle solari stampate è quello di adottare materiali come la perovskite, con elevati rendimenti, in alternative alle classiche celle in silicio, che richiedono una grande quantità di luce solare.

Ma le sfide da affrontare sono ancora tante e riguardano soprattutto la produzione e la distribuzione della tecnologia su larga scala.

Bernie Jones, co-leader dell'iniziativa Smart Villages, osserva che anche se è stato quasi perfezionato il metodo di produzione di pellicola solare a basso costo con la stampa 3D, replicare il processo di produzione richiede una grande quantità di capitale.

“Gli imprenditori che si sono già impegnati non possono permettersi di investire in macchine da stampa necessarie per produrre strisce solari a basso costo”, spiega.

Tra le altre difficoltà anche la creazione di una rete di distribuzione, soprattutto per le zone difficilmente raggiungibili. In questo caso la soluzione potrebbe essere fornita dalla creazione di cooperative nelle comunità locali.

Francesca Mancuso

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