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Fotovoltaico in Australia. La situazione si infiamma. La nuova direttiva che vieta alla Clean Energy Finance Corporation (CEFC) di investire nella tecnologia eolica esistente si applicherà anche ai progetti fotovoltaici su piccola scala, una mossa che metterebbe in ginocchio il settore.

Il governo federale domenica ha confermato che i 10 miliardi di dollari del CEFC non saranno più investiti nell'eolico, concentrandosi invece sulle tecnologie emergenti.

“La nostra politica è di abolire la Clean Energy Finance Corporation” sostiene il primo ministro Tony Abbott. “Questo è un governo che appoggia le energie rinnovabili, ma allo stesso tempo vogliamo ridurre la pressione al rialzo sui prezzi dell'energia elettrica. Vogliamo mantenere il prezzo dell'energia più basso possibile, in linea con un settore rinnovabile forte”.

Tuttavia, la direttiva del governo si applicherà anche ai piccoli impianti, come i pannelli sul tetto che generano fino a 100 kilowatt di potenza. Un terzo dell'attuale finanziamento della CEFC va a progetti di questo tipo.

Dire addio ai finanziamenti per questi progetti avrebbero un impatto non da poco sulle famiglie a basso reddito e su chi altrimenti non potrebbe avere accesso ai pannelli per via dei costi.

Ma l'industria dell'energia solare promette battaglia, pronta ad intensificare la campagna per rovesciare il governo Abbott, dopo il divieto al Clean Energy Finance Corporation (noto anche come la “banca verde”) di finanziare l'eolico e al fotovoltaico su piccola scala.

Il ministro dell'ambiente, Greg Hunt, ha detto che il governo aveva chiesto alla Clean energy bank di fermare il finanziamento del solare su piccola scala invece di concentrarsi sul settore a larga scala.

L'Australian Solar Council aveva già avviato diverse azioni in opposizione ai tagli al 2020 previsti dal RET, ma è ormai la bandiera di una campagna molto più grande, direttamente rivolta al primo ministro, Tony Abbott.

“Se il governo Abbott va avanti e ha il controllo del Senato, la nostra industria è finita,” ha detto al Guardian Australia John Grimes, chief executive dell'Australian Solar Council. Secondo Grimes, il governo deve cambiare la sua politica altrimenti verrà invitato ad andarsene.

“È completamente fuori fase con il popolo australiano sul tema delle energie rinnovabili e noi diamo voce a quella elettorale, il governo ne pagherà il prezzo politico”.

Ma il ministro dell'Ambiente ha detto che il governo aveva chiesto alla Clean Energy Finance Corporation “di concentrarsi sul suo ruolo fondamentale della tecnologia emergente ed innovativa delle rinnovabili” come il solare su larga scala.

Per l'Amministratore delegato del CEFC, Oliver Yates, il potenziale solare dell'Australia è ovvio, ma il finanziamento per il solare su larga scala è stato difficile a causa del mercato e delle incertezze della politica.

Martedì scorso il leader laburista Bill Shorten ha visitato la società eolica Vestas Wind Systems a Melbourne per sollecitare Abbott a fermare la sua guerra contro l'eolico e il suo assalto al solare:

“Il sig. Abbott avrebbe bisogno di venire qui e vedere i posti di lavoro reali creati dalle rinnovabili. Ci sono letteralmente migliaia di posti di lavoro in bilico e miliardi di dollari di investimenti”.

Nel 2010, il governo laburista aveva fissato l'obiettivo di generare 41.000 GWh (pari a circa il 20% della domanda) di energia rinnovabile entro il 2020. Secondo le nuove politiche di Abbott qusta cifra è scesa a 33.000 Gwh.

Ma qualcosa non torna. Se il governo ha davvero deciso di aiutare i grandi impianti e non i piccoli, perché allora avrebbe tagliato il RET?

Francesca Mancuso

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