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dazi-fotovoltaico-accordo-pubblicatoDazi anti-dumping sul fotovoltaico. La Commissione europea ha pubblicato le nuove regole per l'importazione dei pannelli fotovoltaici cinesi in Europa. Entrano in vigore domani ed eviteranno l'imposizione dei dazi antidumping, ma i dettagli sono ancora oscuri: niente prezzo minimo e niente tetto massimo. Il Comitato IFI insorge.

La comunicazione ufficiale, tramite uno stringato comunicato stampa è arrivata venerdì pomeriggio: "La Commissione ha accettato oggi la soluzione amichevole per la disputa dei pannelli solari tra UE e Cina annunciata dal commissario Karel de Gucht la settimana scorsa". Una soluzione, si legge nella nota, accettata "quasi all'unanimità" dagli Stati membri dell'Unione.

Lo stesso giorno è stato diffuso il testo della decisione presa dalla Commissione, dal quale emergono i dettagli dell'accordo. O, meglio, emerge il fatto che l'accordo di dettagli ne ha ben pochi visto che non si parla dei due temi scottanti al centro della disputa: quello sul prezzo minimo di importazione e quello sulla quantità massima annua.

Si legge, invece, che "Cambiamenti ai livelli dei prezzi possono essere decisi in alcuni casi in base a un accordo basato su un metodo di indicizzazione che colleghi i prezzi minimi di importazione ai prezzi delle materie prime seguendo le quotazioni offerte da fonti riconosciute e pubbliche. In ogni caso non si può stabilire nessuna correlazione affidabile tra i prezzi delle materie prime e quelli dei prodotti finali". Sono stati, invece, presi in considerazione i dati forniti da database ritenuti affidabili, come quelli di Bloomberg e di pvXchange.

Il giorno dopo, il 3 agosto, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale europea il nuovo regolamento che disciplina le importazioni, con e senza dazi, dei pannelli fotovoltaici cinesi. In tale regolamento si fa chiaramente riferimento alla quantità (in numero di pannelli importati e in Watt di potenza) del solare cinese in ingresso, ma non c'è accenno al tetto massimo annuale.

Questa impostazione è stata fortemente criticata dal Comitato IFI "È come se la Commissione UE sia rimasta del tutto ignara e impermeabile rispetto al fallimento di oltre 65 produttori di celle e moduli fotovoltaici in Europa ed in Italia nell'ultimo anno e mezzo e questo rende ancor più inaccettabile l'atteggiamento della Commissione in questa decisione", ha dichiarato Alessandro Cremonesi, presidente di IFI.

Il problema maggiore, secondo Cremonesi è che "l'offerta di impegno avanzata dai cinesi è stata esaminata dalla Commissione in un contesto differente rispetto a quello del periodo dell'inchiesta, e quindi legato ad un calo del livello di prezzo e di consumo sul mercato del'Unione". Secondo IFI, quindi, la Commissione Europea non si sarebbe resa conto che negli ultimi mesi c'è stato un ulteriore calo dei prezzi dovuto al dumping cinese. In pratica la Commissione avrebbe preso per buona la situazione attuale, senza mirare a tornare indietro nel tempo quando i prezzi erano ancora più sostenibili.

Una "svista" che, nei fatti, favorirebbe i produttori cinesi e non quelli europei.

Peppe Croce

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