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pellet 600Sono ormai moltissime le famiglie italiane che scelgono il pellet. Facciamo chiarezza su detrazioni fiscali di cui è possibile usufruire per stufe e caldaie.

IL MERCATO DELLA CLIMATIZZAZIONE - Il III rapporto sul mercato della Climatizzazione di Ref-e ha posto in evidenza alcuni dati. I consumi energetici del settore residenziale italiano segnano un trend di crescita, hanno ormai raggiunto 35.000 ktep (migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio), e superano da 3 anni quelli dell’industria, che invece sono in calo.

Considerando gli apparecchi per il riscaldamento e la climatizzazione estiva, nel 2013 le vendite si sono ridotte dell’1,3% rispetto all’anno precedente: il mercato ha interessato circa 1.75 milioni di apparecchi. Ma continua la penetrazione delle tecnologie efficienti e rinnovabili: la crescita più forte negli stock riguarda le caldaie a condensazione (+175.000 apparecchi) e gli apparecchi a biomassa (+150.000 apparecchi, considerando solo quelli destinati all’impiego come sistema principale di riscaldamento).

Significativi anche i volumi di apparecchi che vanno a combinarsi a quelli già installati per svolgere la funzione di sistema ausiliario, e quelli dei sistemi che nascono già integrati: ciò ha prodotto un ulteriore aumento (+5% tra il 2011 e il 2013) dello stock complessivo, che nel 2013 supera i 34 milioni di apparecchi fissi nelle case di residenza degli Italiani.

PELLET E IVA - Considerando il pellet, oltre 2 milioni di famiglie in Italia lo usano per riscaldarsi, famiglie che fanno parte soprattutto del ceto medio e popolare, più penalizzato dalla crisi economica. Sono dati dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali, che si è scagliata recentemente contro l’aumento dell’Iva al 22% e ha lanciato anche una petizione.

Il settore del pellet è particolarmente significativo per l’industria italiana, con oltre 42mila unità lavorative impiegate annualmente, di cui oltre 20mila direttamente nella produzione e distribuzione del combustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio. Inoltre, l’incidenza del valore aggiunto della produzione di pellet è 7 volte superiore rispetto a quello derivante della raffinazione del petrolio. I produttori italiani di apparecchi domestici alimentati a pellet sono oggi leader a scala internazionale, con oltre il 35% di export in Europea e Nord America”, si legge in un comunicato, che ricorda anche come con circa 10 milioni di sistemi di riscaldamento installati, legna, pellet e cippato hanno in Italia un ruolo di primo piano per il riscaldamento degli ambienti. Sono circa 2 milioni gli apparecchi installati e oltre 5 i miliardi di euro di fatturato del comparto, che genera un risparmio di CO2 stimato in 25 milioni di tonnellate all’anno.

LE DETRAZIONI – Per stufe e caldaie a pellet è prevista una detrazione Irpef. Quella al 50% è destinata a chi acquista stufe o camini a pellet o legna e vale nel caso di interventi di ristrutturazione. È, dunque, un acquisto tra quelli inseriti come interventi di riqualificazione energetica, utili a migliorare l’efficienza dell’immobile.

È valida anche una detrazione del 65% nel caso di acquisto di caldaie, stufe, camini con caldaia integrata, a patto che sia un tecnico progettista professionista a classificarlo come intervento di riqualificazione energetica.

Ecco anche quanto riportato in un recente vademecum dell’Enea sui generatori di calore a biomassa. Innanzitutto la detrazione si applica alle spese sostenute dal 1°gennaio al 31 Dicembre 2015. L’intervento può configurarsi come sostituzione totale o parziale del vecchio generatore termico o come nuova installazione, sugli edifici esistenti; il generatore di calore deve appartenere a una delle seguenti categorie:

generatore calore enea

Chi vuole dotarsi di un impianto di riscaldamento a legna o a pellet può anche optare per il Conto Termico.

Anna Tita Gallo

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