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Un #Expo2015: mistero sui padiglioni, saranno pronti per l’inaugurazione? bacchetta Expo 2015. Cosa resterà di queste grandi strutture? Di sicuro non sono passate inosservate le proteste al di fuori dell’area espositiva, mentre a Rho il 1 maggio sponsor e istituzioni aprivano il sipario e cercavano di attirare su di sé le luci di tutti i riflettori su questa fiera della "stavaganza".

CORRUZIONE E MALAFFARE - È Oliver Wainwright, esperto di architettura e design, a prendere la parola su Guardian, ma i dubbi sono gli stessi che si susseguono da mesi.

Soprattutto noi italiani conosciamo bene il problema dei costi lievitati mentre i lavori erano iniziati, quello della realizzazione di infrastrutture costosissime per collegare la fiera al resto di Milano e alla Lombardia, senza contare la brutta immagine che continua ad emergere di un’Italia in mano a corrotti e spreconi.

E poi il camouflage, altro denaro speso per coprire le opere incompiute prima dell'inaugurazione. Ma Wainwright non si ferma alle questioni burocratiche, anche sui padiglioni ha da dire la sua.

MESSAGGIO vs STRAVAGANZA – Camminando tra il Cardo e il Decumano, si notano strutture stravaganti, che per Wainwright sono a metà tra le pubblicità degli ipermercati e le fiere turistiche per agenti di viaggio.

E pensare che all’inizio era stato incaricato uno staff d’eccellenza per coordinare il progetto, con in testa Stefano Boeri, poi rimosso nel 2011. Ebbene, secondo questi esperti di design e architettura, il contenuto e il messaggio avrebbero dovuto essere preponderanti rispetto alla sua realizzazione tangibile.

Invece è palese che in seguito si sia dato molto spazio alla stravaganza che vediamo e che il messaggio incarnato dallo slogan sia passato in secondo piano.

E DOPO? - Altro dilemma: cosa resterà di Expo 2015 dopo Expo 2015? La preoccupazione è che, una volta smantellata la stravaganza dei padiglioni, una volta che i nostri occhi avranno ammirato, non resterà molto di green al posto dei terreni agricoli che ora ospitano la manifestazione. Chi acquisterà quell’area?

Sappiamo anche – e lo sa bene il Guardian – che quei terreni sono stati comprati ad un prezzo esorbitante, fuori mercato. Si rischia, insomma, di dimenticarci in fretta della maestosità dei padiglioni, che nel frattempo hanno sostituito nella nostra mente il messaggio sostenibile che avrebbe dovuto essere il protagonista di Expo 2015.

E, dimenticati i padiglioni, Rho potrebbe diventare un luogo decadente, dove la festa è finita e si scorgono solo i resti dello sfarzo di questi giorni. Probabilmente, chili di cemento in più per Milano. Peraltro un progetto significativo come quello della riapertura delle vie d'acqua è stato bloccato perché la pressione non avrebbe consentito di arrivare ai campi.

Vale la pena di chiedersi se siano stati più i vantaggi o i costi per Milano e per l'Italia.

Anna Tita Gallo

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