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oliopalmalavoratoriPerché la Malesia espone ad Expo 2015 un cartello con scritto “senza olio di palma” con una barra ad indicare che non è legale? Non lo fa riferendosi ad una propria normativa, naturalmente, ma citando la nostra, quella Ue, il famigerato regolamento 1169/2011 (in vigore da dicembre 2104) che impone di indicare quali grassi vengono impiegati nella produzione, senza nasconderli in diciture vaghe quali "grassi vegetali".

È TUTTO LEGALE - Un’analisi più profonda di questo messaggio viene riportata sulle pagine de . A parlare è Dario Dongo, esperto di diritto alimentare e fondatore del sito Great ialian food trade.it.

Il cartello si riferisce ad un’interpretazione particolare del regolamento Ue, che comunque non può rendere illegali indicazioni come quella in questione ma, anzi, porta ad accettare indicazioni facoltative sulle etichette relative agli ingredienti, a patto che siano chiare, trasparenti e non fuorvianti.

Sono semplicemente indicazioni che tentano di far leva sulla sensibilità e il gusto delle persone, quindi anche “veg”, ad esempio, è legale ed accettabile, purché sia dimostrabile la veridicità di quest’indicazione.

Insomma, la Malesia tenta di sostenere le sue lobby che continuano a sfruttare i profitti derivanti dall’importazione dell’olio di palma a scapito delle foreste, ma lo fa nella maniera sbagliata, sperando che qualcuno creda davvero che l’obbligo di etichette chiare possa essere illegale. Per questo, al commissario Giuseppe Sala è stato chiesto da Great Italian Food Trade e Il Fatto Alimentare di far sì che il cartello venga rimosso.

malesiaexpo

LA BATTAGLIA ITALIANA – Le aziende si stanno lentamente allineando alle prese di posizione del consumatore, che non solo chiede indicazioni certe, ma preferisce chi l’olio di palma lo elimina del tutto dai suoi prodotti.

Il Fatto Alimentare ha attivato una campagna per segnalare quelli che lo contengono e una petizione su Change.org (insieme a Great Italian Food Trade) perché le aziende lo eliminino.

Ci sono anche le grandi insegne della Gdo a rispondere all’appello: Coop, Esselunga, Carrefour, Iper, Despar, Primia (Basko), Poli, Tigros e Iperal, Crai, Ikea, Ld Market, Picard, MD discount, U2. Senza dimenticare Alce Nero, Gentilini e Misura.

Anna Tita Gallo

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