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È il 29 ottobre, il cielo sopra l’ Expo di Milano è grigio. Fa freddo e piove. A rendere l’atmosfera più calda e sorridente però ci ha pensato l’Africa. All’interno del padiglione dell’Angola, infatti, si è chiusa una sette giorni promossa da Expo 2015 in collaborazione con Eni: “Energy, Art & Sustainability for Africa”. A questo nome corrisponde un lungo evento che, attraverso un bando Eni – Expo, ha invitato tutti i paesi africani (o le realtà che nel “continente nero” lavorano attivamente) a farsi conoscere.

Dall’Etiopia alla Tanzania, passando per Togo e Tunisia, finendo al Mozambico. Si è parlato dell’Africa, attraverso le sue risorse, ma si è parlato dell’Africa anche attraverso tutte quelle persone capaci di aiutarla nel suo sviluppo. Poi spazio anche all’enogastronomia e all’intrattenimento con tantissimi artisti che, alternandosi sul palco, hanno regalato musiche, danze e performance dall’indiscutibile sapore afro. A corredo di tutto questo anche una bella mostra che dà i giusti riconoscimenti alle realtà vincitrici del bando, tra le quali il progetto “Dream” della comunità di Sant’Egidio.

La settimana è stata anche l’occasione per approfondire le tante iniziative marchiate Eni che mirano allo sviluppo locale con attenzione particolare all’accesso energetico. Numeri alla mano, infatti, l’Africa ha un grande problema con l’energia. In tantissimi paesi la tolgono anche per oltre dieci ore al giorno, in Malawi l’assenza di luce al mese è pari a 210 ore, la Guinea se la passa peggio con 360 ore al buio. Il Ghana, considerato da tanti come il “Paese” emergente con un PIL (stimato nel 2014) dell’8.5%, nel 2014 rimaneva senza energia, in alcune giornate, dalle 17 alle 24 ore. Proprio per queste ragioni l’accesso all’energia e il provare a fornirgliela nei migliori dei modi, in Africa, è una necessità da soddisfare. La strada è però ancora lunga: ora, infatti, gli africani usano, tendenzialmente, un generatore diesel. Dare luce con un sistema del genere, oltre che inquinante come se fosse un camion con 150.000 chilometri percorsi, ha dei costi di manutenzione e gestione elevati. Ecco, allora, che lentamente sta arrivando anche l’energia pulita come quella solare. Il costo dell’investimento iniziale per i pannelli, anche in questo caso, però molto costoso. È vero l’Africa è il territorio del sole, l’eolico sarebbe la soluzione al problema, ma i costi di trasporto e di dogana sono ancora altissimi e spesso tra la teoria e la pratica passa un’enormità.

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Tornando a Eni, il suo far accedere il “continente nero” all’energia è una missione che vuole andare a soddisfare il significato più profondo del termine. Energia, infatti, come luce, ma anche come cooperazione, innovazione e ricerca. Un impegno che vuole quindi far andare sullo stesso piano progetti di sostenibilità e attività operative. In Africa accedere a moderne forme di energia è prerequisito fondamentale per poter permettere uno sviluppo economico-sociale che possa essere strumento di crescita garantendo l’accesso a servizi di base come educazione, salute, trasporti, agricoltura.

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Eni da sempre si impegna per instaurare una collaborazione con queste zone del mondo, non solo per esserci, ma per provare a crescere insieme.

Energy, Art & Sustainability for Africa” è stata, quindi, un’occasione per far capire ad un vasto pubblico come le risorse di questo continente vadano tutelate e rispettate in modo da non compromettere i bisogni delle generazioni future rispettando la persona, l’ambiente e la società che, nonostante tutto, rimarranno per sempre la vera energia del continente africano.

Alessandro Ribaldi

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